"San Massimiliano Kolbe salvò prima di tutto in noi la nostra umanità . Fu una guida spirituale nella cella della fame, incoraggiava, guidava la preghiera, conduceva i moribondi con un segno della croce all’altra vita. In noi, salvati dalla selezione, fortificò la fede e la speranza. In questo clima di terrore e di male ci restituì la speranza".
(Intervista a Michele Micherdzinski, ex prigioniero, morto alcuni anni fa, presente in Auschwitz all’appello, durante il quale San Massimiliano Kolbe si offrì di andare a morire nella cella della fame, al posto di Francesco Gajowniczek).
"Fin dal giorno in cui arrivò nel campo della morte, lo incontrai spesso, all'appello della sera. Nonostante la sua testa fosse piegata, forse a causa della poca salute, e parlasse lentamente e a bassa voce, le sue parole mi davano speranza e forza per superare le sofferenze con grande e profonda soddisfazione e gioia. Dopo averlo ascoltato, sentivo che non avevo più paura di morire, una cosa che mi aveva sempre angosciato...
Nel campo di concentramento noi eravamo distrutti a causa delle sofferenze inumane e privati della fede, ma lui non solo accettava tutto come dono di Dio, ma lo ringraziava e lo amava ancora di più."
(Ladislao Lewkowicz, veterinario - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 203 - 204)
Fu lui che mi incoraggiò a parlare e finii per confessarmi. Ero così triste e disperato: volevo vivere!. Le sue parole furono semplici e profonde. Mi spronò ad avere una fede salda nella vittoria del bene. "L'odio non è forza creativa, solo l'amore crea", mi sussurrò, stringendo caldamente la mia mano con tutto l'ardore. "Queste sofferenze non ci spezzeranno, ma ci aiuteranno a diventare sempre più forti. Sono necessarie, insieme ai sacrifici degli altri, perchè chi verrà dopo di noi possa essere felice". Il modo così caloroso in cui continuava a tenere la mia mano e il modo in cui puntava tutto sulla misericordia di Dio mi rincuorarono".
(Giuseppe Stemler, direttore del dipartimento per l'educazione di Polonia - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 185)
"Ci spronava a perseverare coraggiosamente. "Non vi abbattete moralmente", ci pregava, assicurandoci che la giustizia di Dio esiste e che avrebbe alla fine sconfitto i nazisti. Ascoltandolo attentamente dimenticavamo per un po' la fame e il degrado a cui eravamo sottoposti. Ci faceva vedere che le nostre anime non erano morte, che la nostra dignità di cattolici e di polacchi non era distrutta. Sollevati nello spirito, tornavamo nei nostri Blocchi ripetendo le sue parole: "Non dobbiamo abbatterci, noi sopravviveremo sicuramente, loro non uccideranno lo spirito che è in noi."
(Miecislao Koscielniak, Artista - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 193)