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La sofferenza

 

Fortezza nelle prove

Nelle difficoltà non si abbatteva mai e non cadeva mai nello sconforto; al contrario, diceva con gioia: " La prossima volta tutto andrà meglio". Sono convinto che questa capacità non venisse da una sua predisposizione mentale, ma dalla sua profonda fiducia nella Madre di Dio.
Quando era provato nel corpo e nello spirito, non lo faceva mai vedere, si controllava perfettamente.
Potrei dire che era eroico. Notavo anche come, per prepararsi spiritualmente, distribuiva qualche volta la sua razione di frutta agli altri, e io sapevo che gli piaceva moltissimo.
Spesso diceva che desiderava consacrare tutta la sua vita ad un grande ideale, ma non specificava quale.
Tra di noi aveva il ruolo dell'amico del quale ognuno poteva fidarsi.
(Ladislao Dubaniowski - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 21)

 

La sua fragile salute non lo limitò mai

Fin da quando arrivò in Giappone aveva la tubercolosi, ed era così grave che guardando le sue radiografie rimasi sconvolto. Qualche volta aveva la febbre molto alta, sensazione di freddo e tremiti. Dal punto di vista medico i tremori della tubercolosi sono tremendi. Cercai spesso di convincerlo ad andare in un sanatorio e curarsi una volta per tutte ma, diceva che, se lo avesse fatto, non sarebbe comunque migliorato. Preferiva lavorare finché poteva e devo ammettere che la sua salute non lo limitò mai. In genere i malati di tubercolosi che hanno tremori come i suoi delirano, ma non credo che a lui sia mai accaduto. Interpreto questo come un segno di virtù soprannaturale.
(Dottor Giacomo Fukahori Yasuro - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 66)

 

Maestro di martirio e di amore

Dalla prigionia nell'Abbazia di Jouarre Madre Benedetta Duss apprese la notizia dell'arresto di Padre Kolbe; così comincio a pregare per lui: "sono ancora sorpresa del rapporto spirituale che si sviluppò tra me e quel prete che non avevo mai conosciuto... .Io nel chiostro, lui nel campo di concentramento. Le mie preghiere per lui divennero preghiere con lui e poi a lui... mi parve di giungere a conoscerlo, durante la guerra ed ho conservato tale sensazione.
Egli ottenne per me la grazia di continuare.. e la sua speranza di martirio ha trovato posto nella vita contemplativa delle Monache di Jouarre a Bethlehem. Le nostre vite, infatti, devono essere un martirio interiore, del cuore, dell'amore protratto nel tempo e nel ritmo della vita quotidiana... San Massimiliano continua ad insegnarmi questo.
(Madre Benedetta Duss, O.S.B. americana di nascita - (Dal libro: AA.VV, San Massimiliano Kolbe e la nuova evangelizzazione)

 

Accettava con amore la sofferenza

Il suo atteggiamento verso la sofferenza meravigliava i prigionieri che lavoravano come medici ed anche le infermiere. Si comportava veramente da uomo e con una completa accettazione della volontà di Dio. Diceva spesso: "Per Gesù Cristo sono pronto a soffrire anche più di così. L'Immacolata mi aiuterà".
(Szweda - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 178)