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Il prossimo

 

Non tralasciò mai di curarsi degli altri

A causa della febbre alta fu trasferito nel reparto dove lavoravo io, quello delle malattie contagiose... Quando un malato ha la febbre alta, soffre molto se non ha la possibilità di bere e allora gli portai una tazza di tè, che avevo attentamente messo da parte, in modo che potesse bagnare le labbra febbricitanti. Vedevo quanto fosse disidratato. Con mio grande stupore rifiutò di prenderla. "Non posso", mi disse, indicando gli altri pazienti. "Loro non ne hanno. Dalla a loro". Per consolarmi, aggiunse: "non preoccuparti, in qualche modo me la caverò. L'Immacolata mi aiuterà ancora!" Quando gli chiesi se desiderava essere trasferito da quella stanza dove c'erano i sospettati di tifo, mi disse di no, che preferiva rimanere là per confortare i pazienti e benedire coloro che morivano... Verso i malati e i sofferenti svolgeva la sua missione di pastore di anime. Basandosi sulla sua ricca esperienza, raccontava aneddoti che risollevavano lo spirito, guidava la preghiera in comune, parlava dell'Immacolata, che lui amava con la semplicità di un bambino. I pazienti lo amavano così tanto che veniva chiamato da tutti "il nostro piccolo Padre".
(Szweda - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 178)

 

Un cuore di madre

Per qualche tempo dormii accanto a lui. Una volta mi svegliai durante la notte perché mi resi improvvisamente conto che qualcuno mi stava coprendo dolcemente i piedi. Aprii gli occhi e .... Cosa vidi? Era Padre Massimiliano! Ogni volte che ricordo questo episodio mi salgono le lacrime agli occhi. Mi sembrava infinitamente affettuoso, come poteva esserlo la più tenera delle madri.
Oltre a questo, mi resi anche conto che egli dava segretamente una larga parte della sua razione di pane al frate che più dagli altri soffriva per il poco cibo. E le nostre razioni erano così piccole che solo uno con il cuore veramente grande poteva privarsi di una parte di esse
(Fra' Juraszek - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 110)

 

"Morirò per te" (ja umre za ciebie)

Affogavo nel pessimismo; una domenica fui brevemente destato dalla malinconia da un gruppo di nuovi prigionieri la cui sorte mi spinse ad offrire loro alcune parole di speranza, di incoraggiamento e patriottismo.
Notai un prigioniero più anziano, con gli occhiali, che ascoltava, fermandosi ad una certa distanza, ma non lo riconobbi ancora come Padre Kolbe; poi, questi si avvicinò e disse con voce chiara e soave: "Ja umre za ciebie" (morirò per te).
(Francesco Wleczko di Webster- U.S.A. prigioniero n. 7481 - Dal libro: AA.VV, San Massimiliano Kolbe e la nuova evangelizzazione)

 

Era di sostegno e conforto per molti

Sebbene fossi abbastanza giovane, mi piaceva ascoltarlo mentre lui e gli altri parlavano di politica e di questioni sociali e religiose. Facendo domande e conducendo le discussioni e le conversazioni, creava un'atmosfera più rilassata e ci aiutava a dimenticare le nostre ansie e le nostre paure e a non cedere al pessimismo e alla disperazione. Quando però gli esprimevamo i nostri problemi e qualunque dolore, lui capiva quello che stavamo provando e ci aiutava dandoci dei consigli, conforto e incoraggiamento. Era davvero il nostro baluardo di difesa contro l'abbattimento spirituale e ci spronava ad essere forti e a perseverare.
(Taddeo L. Chroscicki - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 153-154)

 
 



 

Consolava i condannati a morte

Si può dire che la presenza di Padre Massimiliano nel bunker fu necessaria per gli altri... Stavano impazzendo al pensiero che non sarebbero più tornati alle loro famiglie, alle loro case e gridavano per la disperazione. Egli riuscì a rendere loro la pace ed essi iniziarono a rassegnarsi.
Con il dono della consolazione che egli offrì loro, prolungò le vite dei condannati, di solito così psicologicamente distrutti che morivano in pochi giorni...
Le porte della cella erano di quercia, e grazie al silenzio e all'acustica, la voce di Kolbe in preghiera si estendeva anche alle altre celle, dove i prigionieri potevano udirla bene...
Da allora in poi, ogni giorno, dalla cella dove si trovavano queste povere anime e alle quali si univano le altre voci, si poteva udire la recita delle preghiere, il Rosario, gli inni. Padre Kolbe li guidava e gli altri rispondevano in coro. Poiché queste preghiere e gli inni risuonavano in ogni parte del bunker, avevo l'impressione di essere in una chiesa
Egli non chiedeva niente e non si lamentava mai. Guardava direttamente negli occhi, con intensità, coloro che entravano nella cella. Quegli occhi, i suoi, che erano stati sempre così incredibilmente penetranti. Gli uomini delle SS non potevano sostenere il suo sguardo e sbraitavano: " SCHAU AUF DIE ERDE, NICH AUF URS! ", cioè: "Guarda il pavimento, non noi!".
14 agosto 1941
Erano già passate due settimane. I prigionieri morivano uno dopo l'altro e ne rimanevano solo quattro, tra i quali Padre Kolbe , ancora in stato di conoscenza...
Un giorno fu inviato il criminale tedesco Bock per fare un'iniezione di acido fenico ai prigionieri...
Quando Bock arrivò là, lo dovetti accompagnare alla cella. Vidi Padre Kolbe, in preghiera, porgere lui stesso il braccio al suo assassino. Non potevo sopportarlo. Con la scusa che avevo del lavoro da fare, me ne andai. Ma non appena gli uomini delle SS e il boia se ne furono andati, tornai.
Gli altri corpi, nudi e sporchi, erano stesi sul pavimento, con i volti che mostravano i segni della sofferenza. Padre Kolbe era seduto, eretto, appoggiato al muro. Il suo corpo non era sporco come gli altri, ma pulito e luminoso. La testa era piegata leggermente da una parte. Il suo volto era puro e sereno, raggiante.
Chiunque avrebbe notato e pensato che questi fosse un santo"
(Bruno Borgowiec, prigioniero n. 1192, interprete - segretario nel blocco delle punizioni ad Auschwitz)

 

Trattava tutti con amore

L'entusiasmo di Kolbe faceva presa... ci coinvolgeva completamente nelle sue attività... Quando aveva in mente una cosa, la faceva.
Nonostante lui stesso fosse una persona molto istruita, trattava tutti con amore e senza distinzione di razza, di età o di istruzione.
Direi soprattutto che viveva per i laici. Tramite le sue pubblicazioni cercava di avvicinarsi a loro, di raggiungere ogni famiglia...
Voleva portare ogni singola persona a Dio. La mia opinione personale è che il Padre fosse un grande uomo.
(Enrico Borodziej)

 

Aveva a cuore la salvezza delle anime

Ricordo quando diceva: "Io non ho paura della morte: ho paura del peccato". Ci incoraggiava a non aver paura di morire, ma ad avere a cuore la salvezza delle nostre anime. Diceva che, se non avevamo paura di niente tranne che del peccato, pregando Cristo e cercando l'intercessione di Maria, avremmo conosciuto la pace. Poi ci mostrava Cristo come l'unico appoggio sicuro e l'unico aiuto su cui potevamo contare.
(Alessandro Dziuba)

 

Era caritatevole verso i nemici

Avevamo un'unità tedesca che era di guardia a Niepokalanow per vigilare una zona dove si stavano rifornendo di munizioni. Uno dei loro sottufficiali si ammalò e Padre Massimiliano venne a saperlo da un Fratello infermiere. Andò subito a trovare i tedesco ammalato e offrì a lui e a tutto il suo plotone medaglie miracolose. I soldati rimasero molto impressionati dal gesto di Padre Massimiliano.
(Frà Ivo Achtelik - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 126)