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Giornata Missionaria Mondiale

Ottobre 2019

«Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna». Queste parole del Messaggio per la GMM trovano riscontro nell’esperienza missionaria di molti giovani. La loro testimonianza.
 

Mi chiamo Giorgia, ho 24 anni e da fine luglio a metà agosto sono stata in Brasile con le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe per partecipare come volontaria alla loro missione. Descrivere brevemente e in modo conciso l’esperienza di volontariato sarebbe impossibile, poiché abbiamo vissuto tante esperienze, provato infinite emozioni e ogni giorno è stato emotivamente pieno. Eppure c’è un lascito che più degli altri mi sento di portare dentro e che è stato, almeno per me, il senso più profondo dell’esperienza: la spontaneità dell’amore. Prima di partire pensavo che noi volontarie italiane avessimo la missione di andare in Brasile per aiutare, eppure una volta lì questa missione si è sgretolata perché sono stati i bambini e le missionarie ad aiutare noi, ad arricchirci l’anima. È qualcosa che ti cambia dentro, che rivoluziona il tuo modo di vedere le cose e che mette in luce quanto amore si possa condividere attraverso i piccoli gesti. Uscire dalla propria “comfort zone” e iniziare a condividere è il primo passo per vivere l’amore e non smetterò mai di ringraziare per la magnifica esperienza che ho vissuto e che mi ha insegnato tutto questo.
Giorgia

 
 

Non credevo di bastare e di bastarmi, pensavo di dover essere diversa, senza essermi nemmeno pienamente conosciuta. Gli abbracci e gli sguardi sinceri e accoglienti che ho ricevuto in Brasile mi hanno fatta sentire immediatamente coinvolta e amata. In quegli abbracci ci si sentiva sollevati fisicamente e contemporaneamente investiti dall’energia di quel gesto carico di affetto e ospitalità. Ospitalità come apertura di se stessi all’altro, come quando allargando le braccia si crea lo spazio per ricevere l’altra persona.
Sono partita senza troppe aspettative, non avevo identificato obiettivi precisi per non trovarmi a dover sopportare eventuali rimpianti; volevo lasciarmi stupire da ogni cosa, e così è stato. Non solo, anche in assenza di cose c’era possibilità di meraviglia. Partivo per fare volontariato, ma quello che ho fatto è stare volontariamente: non era fondamentale fare i murales nelle aule e fare l’inventario del materiale per i laboratori. Era importante prima di tutto stare, essere attivamente presenti per i bambini, ascoltarli anche senza capire il senso delle parole, perché, dopo l’iniziale mortificazione nel non comprendere i loro discorsi, si raggiunge la viva consapevolezza di essere noi stessi veicoli di Amore, di non necessitare di una lingua per trasmetterlo e condividerlo.
Tornata dal Brasile, la concretezza del “fare” della partenza l’ho riproposta nell’ “avere” del rientro: mantenere l’orologio con le lancette correnti il fuso brasiliano, scorrere le fotografie che hanno reso statici momenti trascorsi, sfogliare disegni e biglietti colorati. Poi si sceglie, si sceglie di vivere quotidianamente il Brasile nella propria realtà, viverlo! non averlo.
Non voglio portare questa esperienza solo nel cuore, rischia di essere un deposito di ricordi e tale non è la dimensione che caratterizza il mio Brasile. Non è una memoria di una bella estate,
è presente, è nelle mie mani e nei miei piedi perché sono quelli che mi fanno avanzare quotidianamente nel mio cammino. Le stesse mani che hanno legato tra loro tre palloncini senza usare lo spago. Lo stavo andando a prendere quando un’educatrice del centro mi ha mostrato come allacciarli; non serviva lo spago, bastavo io. La soddisfazione nel vedere quei palloncini appesi al muro il giorno della festa, nel vedersi in Alto per come si è, senza bisogno dello spago!
Non mi è “cambiata la vita”, sono tornata ai miei studi e alle mie attività, ma la vivo apprezzando maggiormente i gesti quotidiani e ringraziando per questa esperienza.
Chiara

 
 

Sono partita per la Bolivia con l’intento di scrivere ogni giorno le mie giornate, i miei sentimenti, ma dopo pochi giorni mi sono accorta che non riuscivo a capire bene cosa provavo, mille emozioni, dalla gioia alla rabbia... All’inizio abbiamo conosciuto un po’ la realtà, abbiamo visitato famiglie, siamo stati al Centro sociale, dove i bambini passano il resto della giornata quando non sono a scuola. Questo luogo è molto importante per loro perché qui vengono accolti, amati, e le missionarie cercano di educarli attraverso il gioco, la condivisione, l’amicizia, i compiti. I bambini sono di tutte le età, dal più piccolo che ha 1 anno ai ragazzi che vanno all’università (una delle attività che li ha coinvolti di più è stato quando gli ho fatto fare e assaggiare la piadina e biscotti italiani!). Mi hanno colpito i sorrisi e la gioia di quelle persone che anche non avendo nulla sono felici.
Ero andata con l’intento di aiutare loro e invece sono stati loro ad aiutare me, soprattutto i bimbi con quei sorrisi che ti catturano il cuore. È stata una bellissima esperienza e spero lo sia stata anche per loro.
Betta

 
 
 
 
 
Il Messaggio del Papa per la Giornata Missionaria
 
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