

Ringrazio il mio parroco che mi ha invitata a dire qualcosa sulla vita spirituale e su uno dei mezzi più efficaci per alimentarla: i corsi di esercizi o ritiri spirituali. Sono un’occasione per riflettere sul dono che Dio ci ha fatto: quello di avvicinarci a Lui con la vita dello spirito, una vita in un certo qual modo simile alla Sua.
In questo cammino Maria ci è accanto e ci guida, lei che è “Madre di Dio, madre di Gesù, madre nostra!”. C’è stato un tempo, però, in cui queste verità di fede erano per me solo “teoria”. Poi la mia mamma è morta: era già molto anziana. Dovevo aspettarmelo, invece sembrava che dovesse esserci sempre per prendersi cura di me, che dovesse essere sempre così: quando uscivo, anche se non prendevo la chiave di casa, c’era lei ad aprirmi la porta, anche quando tornavo tardi, e sulla tavola c’era sempre qualcosa di pronto per me… Quando lei è morta non ero più giovane. Mi sono sentita sola. Mio padre l’avevo perso da bambina, i miei fratelli erano già sposati da tempo. Per motivi di salute avevo dovuto lasciare il lavoro a scuola… Anche se continuavo a ritenermi cristiana, mi chiedevo che senso avesse ormai la mia vita, che cosa ci stessi a fare al mondo.
Un sacerdote che conosceva la mia situazione mi consigliò un corso di esercizi, un ritiro spirituale. Accolsi il suo consiglio senza alcun entusiasmo e mi misi alla ricerca di un Centro di Spiritualità. Sulle colline bolognesi trovai quanto faceva al mio caso: il Cenacolo Mariano delle Missionarie dell’Immacolata - Padre Kolbe. È un posto tranquillo, immerso nel verde, l’accoglienza delle missionarie è cordiale e fraterna.
Il tema del corso era: «Nato da Donna». Sono le famose parole di san Paolo che riguardano Gesù Cristo nato dalla Vergine Maria. Nato da Donna: la luce si proiettava anzitutto sulla Donna, sulla Madre, per capire poi Colui che era nato da lei. Veniva così illuminata la figura di quella Madre che Gesù ha voluto prima per sé e poi, sulla croce, ha dato anche a noi, a tutta l’umanità rappresentata dall’apostolo Giovanni, con le parole: «Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua Madre».
Mi fermai lì alcuni giorni, lontana dal mio solito ambiente, dalle preoccupazioni quotidiane, dal rumore che riempie le nostre giornate. Si parlava di Maria: di come lei è presente nel Vangelo, di come è presente e viva nella vita dei cristiani. Capii che Maria è quella mamma che non muore più, che sempre ci accoglie a braccia aperte. Capii la necessità di pregarla, di pregare l’Ave Maria, di cui mi appariva per la prima volta la grandezza e la profondità: il saluto dell’angelo, la benedizione di Elisabetta, il nome di Gesù – nella prima parte; e, nella seconda, la voce corale di tutta la Chiesa, di tutta l’umanità che implora: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori…».
Grazie, Maria, perché mi hai condotto come per mano in un luogo dove ho potuto conoscere meglio quella Parola che ogni giorno dà nuovo senso alla mia vita, e la rende bella: la Parola di Dio, che sempre tu meditavi nel silenzio altissimo del tuo cuore immacolato.
Rosanna