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La fede

 

Due corone: una bianca e una rossa

Ho sempre saputo che Padre Massimiliano Kolbe sarebbe morto martire, grazie ad un evento straordinario avvenuto nella sua fanciullezza...
Una volta fece qualcosa che non mi piacque e gli dissi: "piccolo mio, non so cosa ne sarà di te". Poi non feci più caso a quello che avevo detto. Mi accorsi ben presto che mio figlio stava cambiando... In casa avevamo un piccolo altare nascosto, dove spesso lui si rifugiava... .era sempre raccolto, serio e pregava con le lacrime agli occhi.
Gli domandai, un giorno: "cosa c'è che non va?" Lui tutto tremante mi disse: "Quando mi hai detto - cosa ne sarà di te? - ho pregato ardentemente la Madonna di dirmi cosa ne sarebbe stato di me. La Vergine Madre mi è apparsa tenendo in mano due corone, una bianca ed una rossa. Mi ha guardato con amore e mi ha chiesto se le volevo. Quella bianca significava che sarei rimasto puro e quella rossa che sarei diventato un martire. Ho risposto di sì che le volevo. Allora la Vergine mi ha guardato teneramente ed è scomparsa".
Lo straordinario cambiamento del mio ragazzo testimoniò la verità dell'evento. Pensava continuamente a questo... Mi parlava con un volto splendente del suo desiderio di morire martire.
(Maria Dabrowskai, mamma di san Massimiliano)

 

Uomo di profonda e costante preghiera

Malgrado i suoi impegni, Padre Massimiliano era uomo di profonda e costante preghiera. Era sua abitudine stare inginocchiato per molto tempo... prima di prendere decisioni importanti oppure...davanti a situazioni difficili. Infinite volte alzava gli occhi all'Immacolata, della quale aveva una piccola statua sul suo tavolo. Amava la Madonna e riponeva un'assoluta fiducia nella sua intercessione.
(Padre Stryczny)

 

Testimone coraggioso di fede

Dopo qualche giorno Padre Kolbe fu messo nella nostra cella. Indossava l'abito francescano. La sua presenza mi calmò molto... Dopo due o tre giorni che era con noi, uno degli uomini della Grestapo guardò dentro la nostra cella: entrò infuriato alla vista di Kolbe che indossava il suo abito dal quale pendeva il rosario francescano. Lo Scharfuhrer afferrò il rosario e strappandolo iniziò ad assalire Padre Kolbe che non rispose. Poi l'uomo puntò il dito con disprezzo sul crocifisso e disse con tono minaccioso: "Credi in quello?" "Sì, ci credo" rispose serenamente Padre Kolbe... Ad ogni affermazione l'uomo delle SS si arrabbiava sempre più e diventava sempre più violento.
Quando lo Scharfuhrer uscì, egli cominciò a camminare avanti e indietro nella cella, pregando in silenzio. Sulla sua faccia c'erano dei segni rossi per i colpi ricevuti. Ero molto scosso per quello che era accaduto e dissi qualcosa, ma non ricordo cosa. Lui mi disse: "Per favore, ti prego, non essere triste, hai già tante preoccupazioni. Non è niente quello che è successo, perché è tutto per la mia mammina (e intendeva la Madonna). Dal modo in cui lo disse si sarebbe potuto pensare che davvero non fosse successo niente.
(Edoardo Gniadek - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 157-158)

 

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La formula della santità

Quando nel 1937 andò a Roma per festeggiare il ventesimo anniversario della Milizia dell'Immacolata, fece un breve incontro con i novizi e parlò della necessità per ognuno di noi di essere soldati spirituali...
Disse ai giovani francescani che la santità non è così difficile... Andò alla lavagna e con mano sicura tracciò a sinistra un grande V e a destra una piccolissima v e poi, unendole come in una soprannaturale equazione algebrica (V = v), aggiunse: "Quando la nostra volontà sarà conforme alla volontà di Dio, allora noi saremo santi".
(Quirico Pignalberi, uno dei sette fondatori della Milizia dell'Immacolata)

 

Aveva una fede eroica

Aveva una fede eroica in Dio e vedeva il suo intervento in ogni cosa. Se un prigioniero stava per morire, diceva: "Questa è la volontà di Dio"; Lui stesso si abbandonava a Dio completamente. Ricordo che una volta disse che non avrebbe esitato a dare la sua vita per Dio e notai che non progettava né organizzava mai le cose per avere qualcosa da mangiare per sé, o per ottenere degli abiti migliori, o un reparto migliore dove lavorare... Lui si preoccupava solo "dell'anima e della fede", e questo glielo ho udito dire io stesso.
(Alessandro Dziuba, ad Auschwitz dal settembre 1940)

 

Amore alla preghiera e all'Eucarestia

Sentivo che amava il Salvatore sopra ogni altra cosa. Diceva spesso: "io posso tutto in colui che mi dà forza attraverso Sua Madre".
Questo suo grande amore, ardente e serafico, traspariva dal suo atteggiamento nella preghiera e nell'adorazione personale - poiché se aveva un attimo libero andava sempre in cappella a visitare Gesù - e dalla meditazione che non tralasciò mai, nemmeno durante i suoi viaggi .
Per esempio, durante la crisi del 1940 mi trovai in sua compagnia alla stazione, andammo alla cappella di San Giuseppe, in via Teresinska, e qui celebrò la Santa Messa con grande raccoglimento... Ma anche negli insegnamenti che dava a noi Fratelli e nei suoi discorsi, traspariva il suo amore per Gesù.
(Frà Cipriano - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 137)

 

Amore per l'Eucaristia

Il suo amore per l’Eucaristia e per Maria toccava il suo grande cuore fin nelle fibre più profonde. O prima o dopo ogni ora di lezione, visitava Gesù nel tabernacolo. Andavamo a visitare varie chiese dove era esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione, specialmente la chiesa del Sacro Cuore, dove alcune suore francesi avevano l’adorazione perpetua. In quella chiesa si lasciava coinvolgere completamente. Quando fu ordinato sacerdote e iniziò a celebrare la Santa Messa, sul suo volto si poteva leggere la sua immensa e totale partecipazione.
Giuseppe Pietro Pal - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 25)