
Avevo 21 anni quando per una malattia incurabile persi la persona più cara e importante che nessuno può sostituire: la mamma. Da quel momento scelsi di chiamare mamma la Madonna, nutrendo per lei una grande devozione. La sofferenza di mia madre mi spinse a pregare molto per lei quel Dio in cui credevo. Sperai in un miracolo, ma non accadde. Soffrii tantissimo, ma non persi la fede. La grazia di Dio non abbandona mai i suoi figli quando sono nella sofferenza. Per sostenerci nel giorno della prova, Egli ci si mette accanto nel modo che vuole Lui, non come vogliamo noi! In me ci furono momenti di forte contrasto, di tanti perché: perché tanta sofferenza? perché la morte? Ero così giovane e non riuscivo a capire.
Mi capitò tra le mani il libro Imitazione di Cristo: iniziai a sfogliarlo e a leggerlo più per curiosità che per interesse, e lì trovai tutte le risposte ai miei perché. Maria mi conduceva tra le braccia di Gesù consolatore. La Mamma celeste entrava sempre più nella mia vita. Aderendo alla volontà di Dio con la forza che viene dall’alto, ripresi ogni giorno la vita nella quotidianità e mi preparai al matrimonio che avevo rimandato per la malattia di mia madre. Mi sposai. Intanto però il mio pensiero riandava continuamente alle corsie degli ospedali, dove avevo trascorso tanti mesi vicino ai sofferenti. Scoprii la vocazione di essere infermiera e riuscii a diventarlo anche se avevo già una bambina. «Si aprirono i loro occhi e riconobbero Colui che camminava con loro», è scritto dei discepoli di Emmaus. Si aprì la mia mente e iniziai a capire che non dovevo vivere la mia vita solo per me, ma dovevo donarla: è donando che si riceve, morendo che si risuscita a vita nuova.
Mi stupivo di come riuscivo a superare tutto con forza e un coraggio che non era solo mio, ma veniva da Maria che mi era sempre accanto. Partecipando agli incontri in parrocchia, conobbi le Missionarie dell’Immacolata - Padre Kolbe che proponevano un corso di preparazione alla consacrazione all’Immacolata. Mi iscrissi subito. Dopo sei mesi ecco dove la Mamma celeste ha voluto condurmi: ad affidarle la mia vita! Con la gioia di Maria nel cuore ho imparato a non sprecare il tempo: il tempo è dono di Dio e Maria mi ha insegnato a donarlo. Ora so che anche un semplice sorriso offerto con amore al più piccolo e al più lontano diventa prezioso grazie a lei. Adesso sono pensionata e mi occupo dei nipotini, ma sono anche sempre impegnata in parrocchia e con l’Unitalsi, riesco a conciliare l’apostolato con la famiglia.
La mia fede cresce sempre di più, poiché essa è un cammino da percorrere, un filo che conduce a una meta: la vita eterna che Gesù ci ha donato con la sua morte in croce e la sua gloriosa resurrezione. La croce abbracciata porta alla salvezza. Io ho fatto l’esperienza che l’amore di Dio e l’amore di Maria possiamo toccarli con mano: basta fidarsi e abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.
Asia