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L'uomo

Irradiava bontà

"Andavo a trovarlo tutte le volte che ero a Teresin e trascorrevo tre o quattro ore con lui, perché mi affascinava, irradiava bontà. Ognuno, penso, sentiva di essere felice per il solo fatto di essere con lui. Si sentiva che pensava pochissimo a se stesso, che faceva sempre delle rinunce. Ma non era un uomo triste. Tutt'altro! Era un uomo allegro. Non so dire quale fosse il suo titolo, ma non cercava mai di fare colpo. Se mai è esistito un uomo che non aveva orgoglio, quello è stato Padre Massimiliano. La sua amicizia era una benedizione."
(Principe Giovanni Drucki-lubecki, donatore del terreno su cui sorge Niepokalanów la città-convento fondata da San Massimiliano Kolbe)

 

Viveva in una gioia costante

Si recava molte volte al giorno da gesù eucarestia, al tabernacolo. Diceva: "Qui sta la nostra forza, qui è la nostra sorgente di santificazione". Il frutto di questa intensa vita spirituale si manifestava con una gioia costante. Quando le cose a Niepokalanów andavano bene, gioiva con ognuno di noi e ringraziava con tutto il cuore l'Immacolata per le grazie ricevute attraverso la sua intercessione. Quando le cose andavano male, era felice lo stesso e diceva sempre: "Perché dovremmo essere tristi? Non sa forse l'Immacolata tutto quello che sta succedendo?" E la vita di padre Massimiliano, nonostante le sofferenze e le molte difficoltà, era come irradiata da un'atmosfera di gioia".
(Fra' Luca Kuskba, compagno di Padre Kolbe a Niepokalanow)

 

La vetta più alta dell'amore

Fu uno shock enorme per tutto il campo, ci rendemmo conto che qualcuno tra di noi, in quella oscura notte spirituale dell'anima, aveva innalzato la misura dell'amore fino alla vetta più alta. Uno sconosciuto, uno come tutti, torturato e privato del nome e della condizione sociale, si era prestato ad una morte orribile per salvare qualcuno che non era neanche suo parente. Migliaia di prigionieri si convinsero che il mondo continuava ad esistere e che i nostri torturatori non potevano distruggerlo. Più di un individuo cominciò a cercare questa verità dentro di sé, a trovarla e a condividerla con gli altri compagni del campo. Dire che padre Kolbe morì per uno di noi o per la famiglia di quella persona sarebbe riduttivo. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane. E in questo, potrei dire, sta la grandezza di quella morte. E finché vivremo, noi che eravamo ad Auschwitz, piegheremo la nostra testa in memoria di quello che è accaduto. Quella fu una scossa che ci restituì l'ottimismo, che ci rigenerò e ci diede forza; rimanemmo ammutoliti dal suo gesto, che divenne per noi una potentissima esplosione di luce capace di illuminare l'oscura notte del campo...". 
(Giorgio Bielecki, prigioniero ad Auschwitz)

 

Non cadeva mai nello sconforto

Nelle difficoltà non si abbatteva mai, non cadeva mai nello sconforto; con gioia diceva: "la prossima volta andrà meglio". Sono convinto che questa sua capacità venisse dalla sua profonda fiducia nella Madre di Dio.
Quando era provato nel corpo e nello spirito, non lo faceva mai vedere, si controllava perfettamente. Potrei dire che era eroico. Notavo anche come, per prepararsi spiritualmente, distribuiva qualche volta la sua razione di frutta agli altri ed io sapevo che gli piaceva moltissimo. Spesso diceva che desiderava consacrare tutta la sua vita ad un grande ideale, ma non specificava quale.
(Ladislao Dubaniowski, suo compagno di classe)

 

Umiltà e semplicità

Era sempre calmo e cordiale. Soprattutto era completamente se stesso. Mi sono perfino meravigliato quando, dopo la sua morte, cominciarono a cercare materiale per la sua beatificazione, perché il suo comportamento non lasciò mai trapelare qualcosa di soprannaturale, almeno in apparenza. Possedeva una tale semplicità! Nonostante la sua vita straordinaria, si comportava sempre con una tale naturalezza! Piuttosto che far vedere quanto sapeva o mostrare la sua grandezza spirituale, voleva sempre essere visto come quelli che avevano meno, in modo che tutti potessero sentirsi uguali a lui. Comunque sia, diceva: "Voi diventerete grandi santi", e quello che chiedeva a ciascuno di noi, lo faceva lui stesso.
(Frà Gabriele Sieminski)

 

Parlava in modo semplice

La sua personalità non era quella di un grande leader, come uno potrebbe aspettarsi; non c'erano dubbi che fosse il capo spirituale e l'anima di tutto il convento, ma per molti versi sembrava solo un normalissimo francescano, calmo, timido e dalla voce gentile.
Quando ci parlava il suo messaggio tendeva sempre alla semplicità. Parlava sempre in modo affettuoso. Diceva: "Miei cari, cari fratelli, la nostra cara, piccola madre, l'Immacolata, può fare tutto per noi. Siamo i suoi figli. Rivolgiamoci a Lei, Lei vincerà ogni cosa". Parlava così, non come uno che parlava di una persona spirituale, ma come un figlio che parla di una madre che ama affettuosamente. Era sempre questo il suo messaggio... Nonostante il messaggio semplice egli incarnava un ideale elevato. Ispirava una grande forza spirituale.
(Dott. Wilk)

 

Una forza spirituale interiore... lo rendeva invincibile

Sono cattolico, ma sono anche un cristiano di larghe vedute. Quello in cui credo oggi è il risultato dell'evoluzione di quello che credevo durante la mia adolescenza, quando conobbi Massimiliano Kolbe. Anche se non sono cattolico e quindi nemmeno un cristiano, credo fermamente che Massimiliano Kolbe è stato una grande guida spirituale per il nostro secolo, in grado di mostrare a quelli che sono cristiani, cattolici, o di altra denominazione, credenti e non credenti, che coloro che hanno una forza spirituale interiore, sono fuori dalla portata di ogni tiranno e quindi sono invincibili.
(Dott. Wilk)

 

Si considerava un niente

Kolbe "era diverso dagli altri, una persona speciale"... Parlava spesso della passione di Gesù Cristo... Si considerava un niente ed era solito convincere anche noi a considerarci molto piccoli davanti a Dio.
(Fra' Zeno)

 

Non criticava e non sfidava mai le altre religioni

Padre Massimiliano era un apostolo eccezionale della fede cristiana, perché non insisteva mai. Non criticava e non sfidava mai le altre religioni. Le persone arrivavano e ci osservavano: vedevano la nostra vita, facevano tutte le domande che volevano e lui rispondeva. Questo era tutto . Come ogni buon "venditore, lasciava loro l'opportunità di vedere il prodotto, dava loro le informazioni che chiedevano e poi li lasciava completamente liberi di prendere le loro decisioni.
(Giovanni Dagis)

 

Saggezza umana e spirituale

Nel febbraio del 1940, un periodo di grande povertà per Niepokalanow, tornei dalle regioni orientali portando circa quindici orologi e un po' di soldi che avevo guadagnato. Al convento ebbi la notizia che mia madre, anziana, si era trovata senza nessuno che si prendesse cura di lei e senza mezzi di sostentamento. Chiesi a Padre Massimiliano se potevo mandarle parte del denaro che avevo guadagnato. Dopo avere avuto il permesso dal suo Superiore, il Padre Provinciale, il Padre mi ordinò di andare a casa e prendermi cura di mia madre e di portarle non parte dei soldi, ma l'intera somma. Lo devo alla sua bontà.Vedo in questo gesto anche la sua saggezza umana e spirituale perché, facendo così, egli aumentò la mia devozione all'Ordine e al lavoro fatto in nome di Dio.
(fra' Lorenzo Podwapinski, l'orologiaio della comunità- Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 120)

 

Una persona gentile e senza pregiudizi

Era una persona molto gentile che si interessava dei seguaci di altre religioni quanto si interessava di coloro che professavano la sua. Non aveva pregiudizi su di me, nonostante fossi protestante.Si confidava sempre con me e si fidava completamente.
(Yamaki, pastore protestante - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 75)

 

Un uomo profondamente povero

Ho visto Kolbe al convento di Grodno in difficoltà finanziarie e l'ho visto a Niepokalanow quando entravano fondi sostanziosi. Non c'era nessuna differenza nel suo comportamento. Era sempre lo stesso, umile, semplice, francescano. Infatti, nonostante i fondi arrivassero abbondantemente, egli era sempre povero come prima. Niente per sé, tutto per la causa. Non che disprezzasse le cose materiali, ma le usava solo per arrivare dove si era prefisso. 
(Eugenio Srzednicki - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 86)

 

Era una grande guida

Sicuramente, nel suo cuore, era un soldato. Se non fosse diventato un sacerdote, sarebbe stato un grande generale. Era una grande guida, non perché fosse un oratore che incantava - tanto è vero che con noi non fece discussioni di ordine dogmatico, né usò mezzi politici - ma a parte questo, il suo spirito - guida era notevole. Per me, questo consisteva nel fatto che egli sapeva quando era il momento giusto e il luogo giusto per appassionare le persone e mobilitarne molte per seguire i suoi ideali e fare grandi progetti per il loro futuro.
(dott. Wilk - Dal libro: "Massimiliano Kolbe- Il santo di Auschwitz", pag. 91)

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