"Maria è ancora la Vergine madre,
cioè colei che per la sua fede e obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre,
senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo"

Padre Kolbe che si fece madre amorosa verso i giovani aspiranti alla sua Niepokalaòw; la madre che confortava, che consolava, che donava il frustolo di pane ammuffito agli stessi prigionieri nel campo di concentramento; la madre che stringeva nella sua la mano dei condannati a morte; la madre che chiudeva gli occhi, con il più caldo bacio sulla fronte e con le lacrime che rigavano il suo volto.
Come quando, un giorno, un giovane "cittadino" bussò alla porta di Niepokalanòw, chiedendo di farsi frate. Trovandosi di fronte a poche baracche di legno, con voce tremante mormorò: "Quello è il convento?...", rimanendo senza fiato. "Vieni figliolo, sarai stanco e avrai fame", gli disse poco dopo Padre Massimiliano, leggendo sul volto del giovane lo smarrimento. " Se tu ami l'Immacolata e sarai tutto suo, qui sarai felice, piccolo mio, tanto felice.."
Io credo - scrisse uno dei frati che fondarono Niepokalanòw - che mai un padre o una madre abbiano amato i loro figlioli con tale affetto e tenerezza come ci ha amati Padre Massimiliano". "Vicino a lui mi sentivo come un bambino al collo della mamma", dirà un altro.
P. Kolbe stesso non ebbe timore di definirsi "madre":
"San Paolo in una lettera ai Corinzi dice più o meno queste parole: 'Anche se voi aveste avuto diecimila maestri in Cristo, non avreste molti padri, perché sono stato io a generarvi nel Vangelo'(cfr 1 Cor 4,15).
Io pure, perciò, applicò a me stesso con gioia queste parole, rallegrandomi del fatto che l'Immacolata si sia degnata, nonostante le mie miserie, debolezze e indegnità , di infondere in voi, attraverso me, la Sua vita, di rendermi vostra madre". (SK 503)
Divenuto totalmente proprietà di Maria, fino a "diventare Lei" egli modellò il suo cuore su quello dell'Immacolata, alimentando in se stesso un amore universale verso l'umanità intera e ogni persona in particolare.