
Mi chiamo Vittorio, ho 45 anni e sono sposato, con due figlie. Ho conosciuto le Missionarie dell’Immacolata - Padre Kolbe nel 1998, a Legnano, dove ho partecipato insieme a mia moglie, e alcune volte da solo, ad alcuni dei loro incontri di preghiera e di spiritualità, da cui ho tratto tanti spunti e riflessioni che hanno portato beneficio al mio cammino di fede. Un giorno, una delle Missionarie ci chiese se volevamo fare la consacrazione all’Immacolata, ma, sia io che mia moglie, rispondemmo che non ce n’era bisogno. Più volte nel ripensare a quella proposta e alle nostre parole di rifiuto, pronunciate senza avere le idee molto chiare, ho provato un certo disagio.
Il giorno in cui Giovanni Paolo II è morto, sono entrato in una sorta di silenzio interiore, ero molto presente alle diverse situazioni di lavoro, di vita familiare, di rapporto con gli altri, ma nello stesso tempo, mi trovavo dentro questo spazio diverso, in questo silenzio attivo, vivo, un qualcosa che mi proteggeva da tutto ciò che proveniva dall’esterno. Una sensazione di questo tipo l’avevo già vissuta all’inizio della mia conversione con la differenza che allora sapevo il perché di quello che mi stava succedendo, ora sapevo soltanto che tutto aveva a che fare con la morte del Papa. Provavo sentimenti di gioia e di gratitudine verso di lui, per il modo con cui aveva saputo accogliere l’amore di Dio e manifestarlo al mondo. Mi resi conto, inoltre, che ciò che più mi colpiva di lui era il suo amore verso Maria, l’affidamento a Lei fino agli ultimi istanti della sua vita terrena. Questo amore e questa fiducia mi toccavano in profondità e mi rendevo conto di non possederli.
Un sabato pomeriggio mi recai, come al solito, in chiesa; facendo visita a Gesù “in attesa” nel tabernacolo, Gli chiesi di aiutarmi a capire quello che stavo vivendo. Rivolsi il mio pensiero anche all’Immacolata, nella cappella a Lei dedicata. Mentre mi avviavo verso l’uscita, vidi un volantino con cui le Missionarie invitavano a un loro incontro; il riferimento a padre Kolbe mi colpì e mi fece collegare questo santo a papa Wojtyla: entrambi polacchi e molto devoti a Maria. Percepii l’invito di Maria ad andare e avevo la sensazione che da quel silenzio e attraverso quelle persone, Lei mi avrebbe parlato. Partecipai all’incontro e, strana coincidenza, la Missionaria parlò proprio della devozione del popolo polacco verso la Madre del Signore, e così pure di san Massimiliano Kolbe e di Giovanni Paolo II.
Chiesi così di potermi consacrare all’Immacolata: avevo capito finalmente, per grazia di Dio, cosa mi aveva colpito tanto della figura del Papa scomparso e perché provavo disagio al pensiero di aver rifiutato di affidarmi a Maria. Se oggi mi domando cosa è cambiato nella mia vita, dopo questo avvenimento, rispondo che essa è la stessa di prima, mi ritrovo a fare le stesse cose ma con una ricchezza in più, è come se la finestra dalla quale osservo il tutto si fosse allungata permettendomi di osservare in maniera diversa, di vedere cose che prima non vedevo. Tutto questo grazie a san Massimiliano, a Giovanni Paolo II ma soprattutto all’Immacolata, alla Madre di Gesù.
Vittorio