Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe

Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe - Testata per la stampa

L'Immacolata: cuore del dinamismo apostolico di san Massimiliano

   Il pensiero di san Massimiliano Kolbe era di carattere altamente contemplativo. La sua teologia non era tanto in vista del «parlare» di Dio quanto piuttosto del rendere possibile che Dio, per mezzo di Maria, parlasse all'uomo. In questa teologia contemplativa sui più alti misteri della fede Massimiliano ritrovava e possedeva al tempo stesso, la sua necessaria razionalità e, insieme, la libertà creativa del proprio agire, la pazienza per poter giungere al fine ed il coraggio capace di rimuovere paure e timori.
   Confermò questo in un opuscolo redatto tra l'aprile e il giugno 1934, nel quale indicava chiaramente che, sia l'uomo che il mondo, scoprono e confermano la propria identità unicamente nell'indirizzarsi verso Dio attraverso l'orientamento di tutta la propria vita ad Deum, sottoponendosi, senza restrizione alcuna, alla sua Volontà.

 
 
 

Il fine dell'uomo

   Il non porre se stessi al posto di Dio, il non confidare nella propria intelligenza, ma, al contrario il mettersi nella condizione di servo, il riconoscere la povertà del proprio raziocinio, apre in pieno, dinanzi all'uomo, la ricchezza della fede assieme alla grazia di confessarla. Padre Kolbe scriveva: «Hai mai pensato, a volte, per sapere da dove vieni? Tu ami, con sentimenti di riconoscenza, i tuoi genitori, che ti hanno dato la vita e la formazione, ma sai bene che anch'essi hanno avuto dei genitori e così via. Tuttavia, nessuno dei tuoi antenati è riuscito ad ideare le tue membra, nessuno di essi ha tracciato il primo progetto, nessuno ha composto gli atomi della materia in modo tale che formassero un occhio in grado di vedere, un orecchio in grado di ascoltare, una mano in grado di lavorare.
   Eppure queste membra servono a te proprio per questi scopi. Ovunque tu scorga una struttura finalizzata ad uno scopo, affermi giustamente che è stata la mano di un uomo, guidata dall'intelligenza, a compiere quell'opera, ad esempio una casa, un treno, un aereo o altro. Eppure un occhio umano è assai più perfetto del migliore aereo. Chi lo ha composto? Non un uomo. Chi, dunque? Questa causa, ed è la prima causa, non prodotta da nessuno, noi la chiamiamo Dio... Tale causa è Dio: perfezione senza limiti, sconfinata, eterna. È la prima causa dell'universo
» (Scritti Kolbe, 1270)..
   L'uomo come capax Dei scopre in sé e nella natura l'esistenza di Dio come Bene Supremo e Fine di tutto, fine anche dei suoi più segreti e nascosti desideri. Questa dignità lo rende consapevole che nei segni finiti, creati, può sostanzialmente riconoscere il riverbero di questa divina realtà, la cui continua contemplazione sarà, un giorno, la sua felicità suprema.
   Massimiliano resta, in tal modo, in accordo con la Bibbia e con la Chiesa attraverso questo chiaro rimando alla teologia scolastica (San Tommaso d'Aquino ha scritto: «L'uomo poi è capace in potenza di conoscere la scienza dei beati, che consiste nella visione di Dio ed è ad essa ordinata come al fine: è infatti creatura razionale capace di quella beata conoscenza in quanto è immagine di Dio» STh III, 9, 2). Credendo nella veridicità di Dio, padre Kolbe non si soffermava sulle cose, non le meditava nel loro tipico contesto come fa il comune filosofo ma le contemplava nel contesto della rivelazione divina, leggendo, in esse e attraverso esse, la grandezza di Dio stesso. Il martire di Auschwitz giungeva, nella sua teologia, alla Causa Prima e spostando nell'ombra il principio filosofico della conoscenza, la quale cerca argomenti nelle cose, si apriva alla sapienza proveniente dall'alto, sapienza che accoglieva e secondo la quale disponeva la propria vita.

 
 
 

La via della Sapienza

   Per Massimiliano l'ordine delle cose aveva un carattere strettamente sapienziale e la conoscenza di esso non era solo conoscenza di un qualche misterioso inizio ma scoperta e accoglienza della verità dell'esistenza di Colui che è Dio e Creatore di tutto, di Colui nel quale «viviamo, ci muoviamo, esistiamo» (cfr At 17,28) e che desidera la nostra felicità.
   Nell'autentica sapienza c'è, infatti, spazio sia per l'umiltà, alla presenza del mistero dell'Altissimo mai afferrabile in pieno, sia per la creativa penetrazione in esso, come conoscenza, nella misura delle possibilità umane, delle vie dell'agire divino. Col passare degli anni padre Kolbe diventava sempre più consapevole che la conquista della conoscenza circa Dio e il mondo, l'uomo e la Chiesa non si realizza unicamente per mezzo di pure argomentazioni intellettuali ma anche con l'abbracciare in sé la vita intera, le scelte di ogni giorno, le risposte ai diversi generi di situazioni o problemi fino all'offerta massima della vita stessa.
   Quest'ultima verità la comprese in pieno nel campo di concentramento dove capì e poté sperimentare come non fosse possibile, dato che Dio è Amore primo ed unico, non amarLo donandosi a Lui illimitatamente con totale confidenza, pronunciando il proprio Fiat fino al dono di sé. Proprio nel Fiat di Maria: «Avvenga di me secondo la Tua Parola» (Lc 1,38) pronunciato con umiltà e coraggio, con la profonda consapevolezza delle proprie debolezze e, contemporaneamente con confidenza nella speciale grazia di Dio, Massimiliano trovò il modo di far sì che la grazia divina potesse realizzare in lui quel dono di somiglianza con Dio ricevuto nella creazione.
   Fece questo sull'esempio di Maria, confidando sinceramente che, così come la Sapienza divina trovò in Maria stabile dimora e seppe santificarla in modo del tutto eccezionale, così lui pure avrebbe potuto ottenere una grazia simile e, insieme a tale grazia, anche la conoscenza e la felicità che ne derivano. La strada che conduce a tutto ciò - insegnava padre Kolbe - è la via dell'obbedienza, sull'esempio dell'Immacolata: Maria completamente e illimitatamente si è donata a Dio, confidando nei suoi piani e credendo che l'Altissimo non avrebbe distrutto la sua libertà ma l'avrebbe perfezionata e rafforzata.
   L'umiltà della Vergine non sospendeva l'attività della ragione e la sua modestia non la fece affatto desistere dal porre quella domanda ardita: Come avverrà questo? Dio che è perfezione ed unica vera e perenne ricchezza, è pronto ad accogliere tutte le domande degli uomini e a rispondere ampiamente ai loro dubbi. Egli accetta i desideri di libertà che gli presentiamo e il bisogno di comprendere che abbiamo in noi poiché, come datore di tali doni, li conosce ancor prima che l'uomo si appresti a formularli.

 
 
 

Una presenza viva

   La scoperta della ricchezza spirituale dell'Immacolata ed il suo significato per i credenti è stato un capitolo assai importante nella teologia sapienziale di Massimiliano. Affascinato, egli si mise con sollecitudine alla sua scuola, apprendendo il metodo della conoscenza ed il modo di giungere a quella verità che conduce all'unione con Dio. Da qui ebbe inizio, per Massimiliano, quel «conoscere Dio ed il mondo» principalmente attraverso il dialogo con la persona viva di Maria Immacolata più che per mezzo di manuali teologici.
   Non si vuole dire con ciò che essi non avessero per lui la loro giusta importanza ma solo che, costretto ad una scelta, Massimiliano optava sempre per l'incontro con una persona concreta piuttosto che con un libro. Si spiega dunque come la sua biblioteca preferita, alla quale attingeva in ogni momento libero, fosse la cappella del convento, dapprima quella di via san Teodoro a Roma e poi via via quella di Cracovia, di Grodno, di Niepokalanów o di Nagasaki. La scrivania dietro la quale sedeva per scrivere e mettere a punto le sue tante iniziative era quasi un «altare eucaristico», cioè il luogo dell'offerta delle gioie e delle fatiche, delle preoccupazioni e dei progetti quotidiani. Proprio in queste «biblioteche e scrivanie» imparò la vera Sapienza, quella che unicamente conduce alla felicità.

 
 
 

La sua dimora

   Massimiliano fu felice nel ricercare la sapienza. Lo svelare cose fino ad allora nascoste gli donava non solo una gioia intellettuale ma anche un vero legame di amicizia con l'oggetto conosciuto assieme ad un sincero desiderio di rendersi simile ad esso. Il manifestare al mondo questa Sapienza divina divenne, così, lo scopo più importante della sua vita. Per realizzare tale scopo padre Kolbe era pronto a sacrificare tutto: il tempo, la salute, la sua intelligenza, l'immaginazione: «Io per questo sono nato e sono venuto nel mondo, per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37).
   Forse padre Kolbe conosceva le famose parole di san Ilario di Poitiers, il quale scriveva: «Sono consapevole che questo compito (l'interpretazione della fede e l'esclusione degli errori) è il compito più fondamentale della mia vita e occorre che tutto il mio parlare e tutti i miei pensieri parlino di esso». Massimiliano conoscendo quanto grande fosse la verità circa la forza e la bontà divina, che fece di Maria «l'Immacolata», scoprì in essa la sua propria dimora e poté ripetere con l'autore del libro della Sapienza: «Ritornato a casa riposerò vicino a Lei (alla Sapienza), perché la sua compagnia non dà amarezza né dolore la sua convivenza ma contentezza e gioia» (Sap. 8,16).
   Gliene conseguì, da questo, un godimento stabile e continuo che non lo abbandonò mai, neppure nei momenti di stanchezza, di malattia, di situazioni spiacevoli ed incresciose e lo stesso fu nel campo di concentramento. La gioia fondata sulla verità di Dio, fu qualcosa di scolpito profondamente, in lui, al di là di ogni possibile espressione e niente fu in grado di distruggergliela.
   La ricerca della verità, di cui, il fine, è il trovare questa gioia duratura non si compie senza amore e senza amicizia (cognitio = dilectio). Per Massimiliano, come per altri credenti, tale amicizia fu l'amicizia con Dio, l'unica importante e l'unica capace di sorpassare tutti i vari generi di amicizia che gli uomini allacciano fra di essi o con le cose. L'amicizia con Dio non toglie la libertà ma al contrario, dona all'anima nel disporre di sé, la libertà interiore, libertà di schierarsi dalla parte di quella verità che va scoprendo e amando.

 
 

Padre Zdzislaw J. Kijas

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