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L'Immacolata: centro e cuore della vita di Massimiliano Kolbe

   Il centro della riflessione teologica del padre Kolbe, il cuore che pulsò, con grande intensità, lungo tutta la sua vita terrena fu il mistero dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria. Certamente non dall'inizio Massimiliano visse con tale intensità e forza la sua unione con Maria Immacolata, dalla prima giovinezza, però, le accordò una fiducia e una venerazione veramente grandi.

 
 
 

Le due Corone

   Fin dai primi anni di vita lo sguardo di Maria divenne per lui una forte esperienza. Le notizie circa la visione avuta nell'infanzia non ci sono state trasmesse direttamente dal santo, ma da sua madre e questo, solo dopo la sua morte. Nella lettera che Maria Kolbe indirizzò a Niepokalanów alla notizia della morte per martirio di suo figlio, ella descrive innanzitutto come, un giorno, perdendo la pazienza dinanzi al ragazzo, gli disse con rammarico: «Monduccio, io non so che cosa sarà di te!».
   E proseguiva: «Avevamo, in casa, un piccolo altarino nascosto davanti al quale, spesso, si rifugiava a pregare. In tutto il suo comportamento si mostrava al di sopra della sua età, sempre raccolto e serio. Mi preoccupai, che, per caso, non fosse malato e cominciai a chiedergli che cosa gli stava succedendo. Presi dunque ad insistere: "Alla mammina devi raccontare tutto". Tutto tremante e in lacrime mi disse: "mamma quando, mi dicesti: cosa sarà di te? Io pregai molto la Madonnna che me lo dicesse; quando poi, sono andato in Chiesa, di nuovo la pregai per questo motivo; allora, la Madre di Dio mi si è mostrata con due corone in mano, una bianca e una rossa. Mi guardava con amore e mi chiedeva se volevo queste corone. La bianca significa che vivrò nella purezza e la rossa che sarò martire. Risposi che le volevo... allora la Vergine mi ha guardato con dolcezza e poi è scomparsa"».
   Le due corone nelle mani di Maria durante l'apparizione al piccolo Raimondo simboleggiano, efficacemente, questo modo di donarsi da parte di Dio. La corona bianca esprimeva il dono dell'amore puro e disinteressato per mezzo del quale Dio ha creato il mondo e lo mantiene in esistenza; la corona rossa, invece, esprimeva la tensione dell'amore, una tensione simile al colore del fuoco divampante, il quale brucia e purifica tutto ciò che ancora non è completamente buono. L'amicizia con Dio è, dunque, vita in un amore di tipo creativo, pronto anche ad assumere la sofferenza.
   Massimiliano ha sempre ricordato l'insegnamento scaturito dalla sua apparizione privata. L'apparizione di Maria possedeva un significato importante nella sua vita spirituale. Essa fu fondamentale anche per il suo sviluppo teologico indicando, in certo qual modo, la via della sua futura mariologia. Da qui, l'intuizione teologica gli suggerì che, la verità dell'Immacolata Concezione, non la si deve vedere tanto come semplice libertà dal peccato, quanto, piuttosto, come sovrabbondanza d'amore, sia d'amore di Dio per l'uomo sia anche d'amore di Maria per Dio, amore pronto anche all'assunzione della sofferenza. Padre Kolbe vedeva in Maria ciò che era: «l'opera più perfetta e la più santa» (Scritti Kolbe, 1232), totalmente resa a Dio, Colei che, in umiltà, compì sempre il suo Santo Volere.

 
 
 

Chi sei, o Immacolata?

   «Con l'intuizione del Santo e la finezza del teologo - diceva Giovanni Paolo II - Massimiliano Kolbe meditò, con acume straordinario, il mistero della Concezione Immacolata di Maria alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e della Liturgia, ricavandone mirabili lezioni di vita. Egli è apparso, nel nostro tempo, profeta e apostolo di una nuova "era mariana" destinata a far brillare nel mondo intero la luce di Gesù Cristo e del suo Vangelo».
   Padre Kolbe mantenendo sempre viva in sé l'esperienza dell'infanzia, concentrò, come sacerdote e missionario, la sua attenzione sul nome che Maria si era data nella sua apparizione a Lourdes del 25 marzo 1858. Alla domanda di Bernardetta: «Chi sei?», la Signora rispondeva: «Io sono l'Immacolata Concezione». La risposta di Maria affascinava Massimiliano ed egli per tutta la vita si sforzò di approfondirne il contenuto. Nella lettera, scritta il 28 febbraio 1933 da Nagasaki, ai giovani religiosi dei collegi francescani, Massimiliano con le seguenti parole commentava la risposta di Maria: «L'Immacolata a Lourdes, nella sua apparizione, non dice: "Io sono stata concepita immacolatamente", ma "Io sono l'Immacolata Concezione". Con ciò Ella determina non solo il fatto dell'Immacolata Concezione, ma anche il modo con il quale questo privilegio Le appartiene. Però, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della Sua stessa natura» (Scritti Kolbe, 486).
   Perfetto, in modo assoluto, è, ovviamente, soltanto Dio; Maria, tuttavia, è perfetta attraverso il dono eccezionale che Dio le ha fatto. Ella è creatura come ogni altro essere umano ma la creatura più perfetta, più unita a Dio. La definizione di Lourdes, la quale si riferisce esclusivamente a Maria e si addice unicamente a Lei, dice quel nome che meglio definisce la sua identità e, al tempo stesso, manifesta la sua differenza da tutte le altre esistenze create.
   Massimiliano, spesso, ritorna alla scena di Lourdes, a quelle parole di Maria: «Io sono l'Immacolata Concezione». Questo ci fa comprendere quanto importante fosse per lui quell'avvenimento, egli infatti non considerava l'Immacolata Concezione di Maria come una realtà statica, un privilegio «quasi adornante dall'esterno» la Vergine, quasi una specie di dono soprannaturale che, sì, Ella ha ricevuto ma, del quale, non potrebbe pienamente servirsi. Al contrario, padre Kolbe vedeva nella verità dell'Immacolata Concezione il principio che penetrava l'essere intero di Maria e si prolungava in tutta la sua vita, umile e povera agli occhi degli uomini ma ricca agli occhi di Dio.

 
 
 

Manifestazione dell'amore di Dio

   Padre Kolbe si inscrive perfettamente nella tradizione della scuola francescana, la quale al centro delle sue riflessioni situava la verità dell'amore come natura di Dio e fondamento della creazione. Possono dare testimonianza di ciò alcune parole scritte verso la fine della sua esistenza terrena, nell'agosto 1940. Diceva così: «Dal Padre, attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, discende ogni atto dell'amore di Dio: atti creativi, atti che mantengono nell'esistenza, atti che danno la vita e il suo accrescimento, tanto nell'ordine della natura quanto nell'ordine della grazia. E così, Iddio dona l'amore alle sue innumerevoli somiglianze finite; ed anche la reazione d'amore della creazione non sale al Padre per altra via che attraverso lo Spirito e il Figlio» (Scritti Kolbe, 1310). 
   In tal modo l'amore di Dio per la sua creazione rischiara tutto e manifesta le Sue intenzioni più profonde. Esso dona vita e salvezza ad ogni creatura, dà libertà e possibilità di partecipazione alla vita divina. Per questo, san Giovanni Evangelista ci annuncia la realtà più profonda del cristanesimo quando scrive che «Dio è amore» (1 Gv 4,8).
   L'amore di Dio ha chiamato alla vita anche Maria. Lei, l'Immacolata - dirà Padre Kolbe - è, dopo Gesù Cristo ed in dipendenza da Lui, la più piena anifestazione dell'amore divino.L'esistenza di Gesù, Uomo-Dio, come pure l'esistenza della sua Madre, non dipendono, dunque, dalle creature e neppure dal peccato ma solo, esclusivamente, da Dio e dal suo amore. Appunto nel contesto dell'eterno amore di Dio, il quale si dona non attendendo nulla in cambio, Massimiliano legge la figura di Maria Immacolata.
   La mette anche nello stretto rapporto con la persona dello Spirito Santo. Dice allora che tra la persona dello Spirito Santo e Maria, tra queste due «immacolate concezioni» l'una, increata, quella dello Spirito Santo e, l'altra, creata, quella di Maria, esiste una profonda unità. Sembrano dire questo non solo le parole della Vergine ma anche tutta la sua persona ed i suoi atteggiamenti.
   Ecco, che pronunciando quelle parole, Maria alzò lo sguardo al cielo, dirà suor Bernardetta. Con ciò - dirà padre Kolbe - Maria conferma meglio il significato espresso con le sole labbra, che, cioè, quel nome che Ella possiede è sublimamente divino ed appartiene allo Spirito Santo.
   È cosa difficile, persino, impossibile, dire tutto sulla dottrina mariana di padre Kolbe. Il suo modo di pensare è ricco, il suo pensiero non riassume le esperienze dei secoli precedenti, piuttosto addita nuove vie per il futuro, suggerisce metodi nuovi nell'avvicinarsi e comprendere i privilegi di Maria e, in particolare, il privilegio della sua Immacolata Concezione.

 
 

padre Zdzislaw J. Kijas

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