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«Ha guardato l'umiltà della sua serva»

Maria è figura dell'uomo chiamato ad essere «uditore della Parola»
e a realizzarsi nell'assenso di fede.

 

Nella storia della salvezza Dio si è rivelato a Mosè dal roveto ardente come l'essere supremo: «io sono colui che sono» (Es 3,14), come il principio di ogni cosa. L'uomo dell'Antico Testamento aveva così la concezione di Dio come il «Radicalmente altro», l'essere assoluto che domina l'universo dimostrando la sua bontà e misericordia come pure la sua ira e il suo castigo.

 
 

Un progetto d'amore

   Il Dio rivelato da Gesù non è più l'essere irraggiungibile e lontano dall'uomo: egli è anzitutto «Padre», un padre che ama e che vuole allargare la sua famiglia creando un mondo in cui il suo amore si sarebbe potuto espandere attraverso una moltitudine di figli. È così che in Gesù Cristo il «Dio lontano» si avvicina così tanto all'uomo da diventare anche lui uomo: non certo per abbassare la divinità ma anzitutto per innalzare l'umanità!
   Il Dio di Gesù Cristo è lo scandalo per i giudei e la stoltezza per i pagani, perché non si poteva concepire un Dio che si sarebbe sporcato le mani facendosi simile all'uomo. Un certo tipo di teologia corre il rischio di delimitare l'essere divino all'interno di regole e ragionamenti che seppur essendo logici rimangono sempre umani. E allora il Dio degli ebrei come quello della filosofia greca non avrebbe mai potuto arrivare ad un amore tale da spogliare se stesso per diventare uomo.
   Francesco di Assisi aveva compreso la centralità di questo meraviglioso evento. Il Dio rivelato da Gesù Cristo è il Dio «Sommo Bene» che vive in quella armonia di amore che ci è stata testimoniata nella storia della salvezza e in special modo nella vicenda di Gesù. Questi è il suo Figlio prediletto nel quale ha riposto tutto il suo amore: per Lui ha creato l'universo e ogni essere esiste per Lui e in vista di Lui (cfr. Col 1,15-17).
   La creazione ha come centro e fine proprio il Figlio unigenito di Dio, la cui incarnazione avrebbe coronato il progetto divino dando pienezza a tutte le cose. Dio, dunque, aveva progettato dall'eternità che il suo Figlio si sarebbe fatto uomo nel grembo di una donna. Per questo motivo la Scuola francescana esalta la Vergine Maria come il luogo atteso da tutte le generazioni in cui il Figlio di Dio si sarebbe fatto figlio dell'uomo. Perciò, in questa antropologia, chiaramente si considera che nella creazione Dio aveva pensato l'umanità come uomo e donna, Adamo ed Eva, Cristo e Maria.
   La benedizione che il Creatore rivolge agli esseri viventi: «siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,22), inizia quella serie di benedizioni che racchiudono la promessa del Salvatore. Gesù sarebbe stato il massimo della fecondità che Dio avrebbe donato alla donna, la «piena di grazia», la «benedetta fra tutte le donne». Tutte le generazioni umane, da Adamo ed Eva in poi saranno tutte finalizzate alla venuta del Figlio di Dio, in vista di Lui e della pienezza di grazia che Lui avrebbe portato.
   L'umanità dunque, e con lei tutta la creazione, attendeva la sua pienezza quando Dio avrebbe assunto la nostra natura umana adottandoci per diventare anche noi figli di Dio e partecipi della sua natura (cfr. Gal 4,4).

 
 
 

Dio cerca l'uomo...

   La Scrittura ci mostra che non è l'uomo che cerca Dio, ma è il Signore che continua a rivelarsi all'uomo, ad abbassarsi verso di lui per instaurare un rapporto. E questo rapporto si delineava sempre più come una relazione tra lo Sposo e la sposa, tra l'Eterno e il popolo d'Israele raffigurato nella Figlia di Sion. L'incarnazione del Verbo avrebbe così realizzato le mistiche nozze tra la natura divina e quella umana con un matrimonio che si realizzava nella storia attraverso delle alleanze. Quella centrale per Israele fu stipulata ai piedi del Sinai dopo la liberazione dall'Egitto. In quell'evento nacque Israele, il popolo di Dio. Ogni altra alleanza non era altro che una conferma dell'Alleanza del Sinai. Israele si sarebbe impegnato a seguire i dettami della Legge che Dio aveva donato attraverso Mosè, e Dio avrebbe donato loro la sua benedizione che significava la «Terra promessa», la prosperità e il dono dei figli.
   Il pio israelita non doveva mai dimenticare questa alleanza, doveva ricordare quanto il Signore aveva fatto per il suo popolo e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Il Dio d'Israele era Colui che aveva separato il Mar Rosso, che aveva fatto cadere la manna e scaturire l'acqua dalla roccia, ma, soprattutto, era il Dio che amava rendere fecondi le donne sterili e anziane: «nulla è mpossibile a Dio» (Lc 1,37). Ciò accadde anche il giorno dell'annunciazione quando Maria, la figlia di Sion, la donna ricolma della pienezza di fede di tutto il popolo d'Israele: «una vergine partorirà un figlio» come aveva profetato Isaia, veniva salutata dall'angelo con una terminologia che ci ricollega alle promesse antiche, che pone la Vergine in sintonia con la realizzazione del progetto salvifico (cfr. Mt 1,23).

 
 
 

...e si fa umiltà

   Dio aveva pensato da tutta l'eternità l'incarnazione del suo Figlio e in quel medesimo istante in cui pensa al Figlio - come dirà Pio IX nella proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione - in quel medesimo istante il Padre che progetta il dono del Figlio progetta anche colei che sarebbe stata la madre del suo Figlio.
   Maria, dunque, è stata eletta, amata e progettata insieme al Figlio che si sarebbe fatto uomo. L'umanità di Gesù è stata pensata in Maria e lei è stata progettata in vista di Gesù, quel Signore che, come abbiamo inteso dalla rivelazione cristiana, esce da se stesso per incontrare l'uomo, abbandona la sua sede regale per venire a vivere la nostra esistenza. Se, dunque, Dio si è rivelato come «amore» e «luce» (cfr. 1Gv 4, 8.16), non dobbiamo dimenticare che in tutta la storia salvifica si è rivelato anche come «umiltà». Tutto il suo atteggiamento di amore verso l'uomo è stato un atteggiamento di abbassamento, di «povertà», come aveva intuito Francesco d'Assisi. E nella pienezza dei tempi il Dio onnipotente si fa umile bambino nel grembo di una umile donna. Non cerca una regina, un palazzo di nobili signori o di ricchi industriali. Il Signore sceglie Maria perché «vergine umile», totalmente vuota di se stessa per poter accogliere in lei Colui che neppure i cieli possono contenere. Nella Bibbia si può notare che Dio esalta sempre ciò che l'uomo disprezza, si accorge di ciò che noi neppure degniamo di uno sguardo, perché solo con gli umili Dio può fare cose grandi.

 
 
 

Guarda e sceglie

   Allora l'Onnipotente ha guardato l'umiltà di Maria, e quando il Signore «guarda» significa che «ama», che sceglie e progetta. La Vergine diventa per noi icona di quell'evento dove l'umiltà diviene la via privilegiata dell'incontro con Dio e della realizzazione del progetto divino su ogni persona che sull'esempio di Maria si fa disponibile ad accogliere la Parola di Dio. In questa maniera l'umiltà significa disponibilità ad accogliere il Dio che vuole venire ad abitare in noi. Così l'umiltà di Maria realizza l'umiltà di Dio e il suo progetto salvifico. Il Figlio obbedisce all'invito del Padre a farsi uomo e la Vergine obbedisce allo stesso invito per accogliere il Figlio di Dio: il Figlio di Dio diventa umile servo nel grembo della serva del Signore. 
   L'onnipotente Figlio di Dio diventa ora sottomesso ad una madre: è questa l'umiltà che Dio ha dimostrato nei confronti della creazione! Ma la Vergine, per poter concepire il Figlio di Dio, deve anche lei essere umile e accogliente di fronte alla proposta del Padre che le dona il proprio Figlio. E allora Dio si incontra con l'uomo nell'umile assenso di fede dove il sì del Figlio si incontra con il sì della Madre stipulando la nuova ed eterna alleanza.

 
 
 

Una risposta cosciente e responsabile

   Il sì di Maria era necessario all'adempimento delle promesse. La Vergine in quel momento si dimostra la donna cosciente e responsabile, che prima di acconsentire vuole capire ciò che Dio le chiede. Il Signore, da parte sua, mai farebbe violenza all'uomo che ha creato libero di scegliere il bene o il male. Dio rispetta l'uomo, non gli impone di amarlo, perché anche l'amore deve essere una libera scelta. Così nell'annunciazione Maria è la donna piena di grazia e preservata dal peccato originale che si trova nella stessa situazione di Eva prima del peccato, libera e cosciente di poter scegliere se accogliere o no quanto il messaggero di Dio le proponeva.
   Antonio di Padova spiega chiaramente la situazione di Maria: «Il fuoco [dello Spirito Santo] discese sulla Vergine e la riempì del carisma della grazia. Ma neppure in questo fuoco avvenne l'incarnazione del Verbo, perché aspettava l'assenso della Vergine. Nessuno infatti può concepire Dio nella sua mente se non con l'assenso della mente stessa. Tutto ciò che c'è nell'anima senza il consenso, non può giustificare l'uomo» (Sermone sull'Annunciazione della Beata Vergine).
   Dio, dunque, per agire esige il pieno coinvolgimento dell'uomo, che non è un essere asservito alla volontà divina senza una propria personalità. Maria ci dimostra proprio questo. Dio continua a venire ad abitare in noi se noi lo vogliamo, se come la Vergine sappiamo accogliere la sua Parola con una fede umile. È chiaro che Dio continua a vivere nel mondo attraverso di noi, ad espandere il suo amore attraverso il nostro cuore, ma ciò è possibile solo se Egli trova in noi l'umiltà della Vergine che aderisce alla Parola di Dio perché solo in essa scopre con il cuore e con la mente il senso vero e profondo della propria esistenza.

 
 

Stefano M. Cecchin

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