Il Nuovo Testamento ci insegna che «Dio è amore» (1Gv 4,8.16). Tutto il suo essere e il suo agire è «amore». E questo amore, dice l'apostolo Giovanni, si è manifestato quando «Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo» (1Gv 4,9).
La contemplazione di questo evento riempì di tenerezza il cuore di Francesco d'Assisi, così poté scrivere: «ti rendiamo grazie, perché, come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il vero e santo tuo amore, col quale ci hai amato (Gv 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre Vergine beatissima santa Maria» (Regula non bullata, XXIII, 3, FF 64.).
Il mistero dell'Incarnazione divenne il fondamento della spiritualità francescana che considera la venuta del Salvatore il motivo stesso della creazione dell'universo. Questo è testimoniato da quei passi biblici dove si afferma che «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Col 1,16-17) cioè nel Figlio di Dio. Dunque, Egli è il centro della creazione stessa che non ha significato se non nel Verbo di Dio, attraverso cui ha avuto origine e nel quale trova il suo compimento. Perché, come dice ancora Paolo, il disegno del Padre è quello «di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).
Nel linguaggio medievale è tipico tradurre il termine «amore» con quello di «bene» e di «bello». Così Francesco d'Assisi si rivolge a Dio appellandolo: «Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene... Tu sei bellezza» (Chartula frati Leoni data, Laudes Dei altissimi, 3.), riconoscendo che da Lui proviene solo ciò che è «buono e bello». In effetti, nel suo agire nella storia Dio ha rivelato se stesso, la sua natura che lo porta ad agire «per amore».
Il grande maestro della Scolastica, il francescano Alessandro di Hales, insegnava che la creazione non è altro che la volontà di Dio di rendere le creature partecipi di se stesso e della sua bontà . Anzi, l'essenza stessa della Trinità è la «Bontà » che tende ad espandersi, e quindi a creare fuori di sé un universo dove dilatare il suo amore. La causa della creazione, dunque, è quell'amore che costituisce l'essenza stessa di Dio. E poiché Dio vuole comunicare se stesso alla creazione, imprime in ogni essere un qualcosa di se stesso, che è una fiammella del suo amore e della sua bellezza. Ogni essere esiste perché gli è stato comunicato l'amore di Dio, esiste per amore, così che in lui vi è l'impronta di Dio, la sua stessa «bontà ». Ogni cosa che è uscita dalle mani del Creatore è «cosa buona» (Gen 1,31) e la bontà non è altro che la «bellezza di Dio» che rifulge nelle sue opere.
Per questo, narra il Celano, Francesco «in ogni opera loda l'Artefice; tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore (Sap 8,6). Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore (Sal 91,5), e attraverso questa visione letificante intuisce la causa e la ragione che le vivifica. Nelle cose belle riconosce la Bellezza Somma, e da tutto ciò che per lui è buono (cfr. Gen 1,1) sale un grido: «Chi ci ha creati è infinitamente buono». Attraverso le orme mpresse nella natura, segue ovunque il Diletto (Ct 2,17) e si fa scala di ogni cosa per giungere al suo trono (Gb 23,3)» (Vita seconda, FF 750.).
Dio ha voluto così che l'esistenza del mondo fosse «una esistenza in bellezza» perché tutta la creazione è espressione della sua somma Bellezza. E la contemplazione non è altro che la capacità di scoprire il bello che è nascosto in ogni essere. Esso ha lo scopo di ricondurre l'uomo a Dio, di spingerlo a tornare verso il suo principio, alla fonte da cui è partito.
Contemplando la creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio, il Poverello di Assisi esclama: «Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di lui secondo lo spirito».(Admonitiones, V, 1) Questa condizione pone l'uomo ad essere l'apice della creazione, perché creato sul modello del Figlio di Dio e in vista della sua Incarnazione.
Questa realizza il progetto di Dio, il quale, per poter «espandere il suo amore a tutte le creature» (IV Preghiera eucaristica), necessita che nella creazione vi sia un essere simile a Lui, uno che sta tra Dio e la creazione, un essere capace di «amare come Dio ama», affinché Dio possa amare il creato e ricevere la giusta risposta di amore da parte della creazione. Questo essere è l'uomo e la donna, un essere creato incompleto e che troverà la sua pienezza solo con l'Incarnazione del Verbo.
Quando Dio diventa uomo, nella pienezza dei tempi (Gal 4,4), viene aperta all'umanità la possibilità di completare il suo essere a «immagine di Dio», perché Dio le offre la possibilità di diventare in Cristo «figli di Dio» per adozione. E tale adozione si realizza nella «similitudine» cioè nell'azione dello Spirito Santo che trasfigura l'uomo nella vera immagine del Figlio di Dio.
È lo Spirito, dunque, che conduce l'uomo alla pienezza di Cristo, che gli fa desiderare «la bellezza della somiglianza» con Colui per il quale sono tutte le cose. L'uomo non può realizzare se stesso se non è proteso alla ricerca della sua bellezza originaria: l'essere vera immagine del Figlio di Dio. È per questo motivo che l'uomo è stato creato.
Se l'Incarnazione era necessaria per la realizzazione del progetto divino, ciò significa che l'uomo era stato pensato per essere il luogo dell'Incarnazione. Ma poiché doveva essere una donna colei che avrebbe concepito questo Figlio di Dio, come insegna Gregorio Palamas, tutta la storia venne preordinata in vista della nascita della madre del Salvatore (cfr. Omelia 53,8).
Un altro santo della Chiesa bizantina, Nicola Cabasilas, arriva ad affermare: «La causa per cui noi esistiamo e siamo uomini è da ricercarsi nella beatissima Vergine... A causa della Vergine è data la stessa esistenza a tutto il creato e al cielo e alla terra e al sole e ad ogni cosa che esiste» (Omelia sulla Dormizione, n. 2). Non è un'eresia, ma una lettura più particolareggiata del piano divino. Se il Verbo deve prendere carne da una donna, è ovvio che Dio organizza la storia affinché l'uomo diventi capace di concepire il suo Figlio. Questo si realizzerà in Maria, pertanto tutto il creato tende verso di Lei, a Lei guarda come al suo scopo, all'apice della sua vocazione: concepire Dio. Così il progetto divino si realizza quando il Verbo si fa uomo nel grembo di Maria, la «Vergine fatta Chiesa».
Francesco d'Assisi aveva intuito che il fine della vita cristiana è l'inabitazione di Dio nell'uomo. Maria, allora, risplende come il tipo ideale dell'umanità capace di accogliere Dio, perché, con l'azione dello Spirito Santo l'uomo diventi figlio di Dio a immagine di Cristo. È naturale, allora, che il Padre, guardando all'umile sua serva, tutta trasfigurata dallo Spirito Santo nel suo Figlio, abbia potuto esclamare con soddisfazione: «ecco è cosa buona e bella», perché Lei è l'apice della creazione, la più bella creatura che la grazia divina sia riuscita a forgiare nel lungo cammino di fede del popolo di Dio.
Dio non si sarebbe potuto fare uomo sino a quando l'uomo non fosse giunto alla pienezza dell'immagine e somiglianza con Lui. Maria, dunque, doveva risplendere della stessa bellezza di Dio per poter essere da Lui scelta come Madre. E poiché Dio l'aveva scelta prima della creazione del mondo, in quel medesimo istante in cui aveva progettato l'Incarnazione del Figlio, volle che in Lei non ci fosse nessuna macchia di peccato, e in vista del Figlio la volle preservare dal peccato originale.
La Vergine Madre, allora, rimase nella stessa innocenza originale in cui si trovarono tutti gli esseri appena usciti dalle mani del Creatore. Per questo speciale dono di grazia, quando Maria fu concepita e venne al mondo si trovò nella stessa situazione di quando Dio, compiuta la sua opera, «vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto bella» (Gn 1,31). Allora Dio si innamorò della sua creatura e desiderò di venire ad abitare in Lei. La sua innocenza, la sua umiltà , la sua lontananza dal peccato e la sua fede intelligente, fanno di Maria l'apice della creazione pronta ad essere tutta di Dio.
Ogni uomo e donna che trovano in Cristo e in Maria il fine della loro esistenza e il modello da seguire per realizzare la propria vita, dovrebbero lasciarci incantare dalla loro bellezza per poter riscoprire la propria e quella di ogni creatura.
Stefano M. Cecchin