Non è facile parlare dell’incontro personale con il Signore, perché si tratta del mistero del Dio Amore che entra concretamente nella nostra vita e la sconvolge, iniziando una storia nuova. Questo è capitato a me, all’interno di un lungo cammino di ricerca vocazionale, che all’inizio era solo ricerca della verità e sete di amore. Verso i 25 anni, vivendo una forte inquietudine, ho cominciato a desiderare il silenzio e a cercare spazi tranquilli in cui dialogare con un Altro che già era presente ma che io non conoscevo ancora. Quante sere d’estate a guardare il cielo stellato e parlare con Lui, quanti bei momenti in cui sentivo che ero abitata da una presenza amica e consolante.Così ho iniziato a pregare il rosario, a leggere la Bibbia e ad interessarmi dell’insegnamento della Chiesa.

Sentivo una sete di conoscenza che era altrettanto grande di quella di amore. Così ho seguito il mio cuore e mi sono impegnata in un gruppo finalizzato all’evangelizzazione dove ho imparato a gustare tutta la profondità della liturgia e della Parola di Dio. I ritiri, la preghiera e gli incontri, però, non mi bastavano più…sentivo forte una chiamata a dare tutto e a non trattenere nulla, cosa che mi spaventava non poco perché immaginavo chissà quali rinunce ciò avrebbe comportato. Tuttavia sentivo che dovevo cercare e andare avanti…perché la promessa che questa voce del cuore mi faceva era di una felicità senza limiti. Un momento chiave è stata la mia Cresima, ricevuta da adulta. Proprio nel tempo della preparazione il Signore mi ha “visitata” con la sua grazia e dopo averla ricevuta mi ha fatto capire che mi chiedeva di seguirlo. Ricordo che alla fine della celebrazione, quando il vescovo terminò il suo discorso dicendo: “Adesso Gesù chiede a te: vuoi lavorare per me, vuoi essere mio?”, il mio cuore si entusiasmò e avrei voluto gridare: “Sì eccomi, io lo voglio!”. Nel tempo seguente il Signore mi ha fatto la grazia grande di farmi sperimentare la dolcezza del suo amore: ho toccato con mano quanto mi ama e ricordo che io spesso pensavo: “Ma come fa il Signore ad amarmi così? Com’è possibile ch’io sia l’unica creatura amata in tutto l’universo?”. Lo stupore di sentirmi amata, guarita e consolata dalla tante insicurezze e ferite del cuore, mi ha completamente cambiata e ha acceso in me il desiderio missionario. Maria, che mi è sempre stata accanto, mi ha voluta missionaria del suo amore misericordioso: con Lei cammino dietro a Gesù, nella certezza che nulla vale se non lasciarsi raggiungere dall’amore di Dio, e accoglierlo nella propria vita. Lui che solo può dare risposta alle domande di senso e di amore che ci portiamo dentro. (Monica R.)

Quando finalmente ho compreso e accettato che l'invito da parte di Gesù a seguirlo nella vita consacrata era rivolto proprio a me, mi è venuto spontaneo pensare a come si sarebbe prospettato il mio futuro. Sicuramente avrei dovuto distaccarmi dalla mia famiglia alla quale ero molto legata e non avevo il coraggio di immaginare la reazione dei miei genitori! Poi dovevo lasciare il lavoro, un impiego sicuro, "conquistato" dopo anni di impegno, fatica e sacrifici. Oltre a questo avrei perduto i miei amici con i quali avevo anche iniziato il gruppo missionario nel mio paese e poi non potevo più portare avanti tutti gli impegni in parrocchia tra i quali il catechismo: e chi si sarebbe preso cura di quei ragazzini vivaci ai quali mi ero così affezionata?!
Ma poi, in fondo, dopo aver cambiato radicalmente vita non sapevo neanche a cosa sarei andata incontro. Era chiaro in me, chi, che cosa lasciavo e per chi, ma non sapevo come e dove. In alcuni momenti avevo una gran paura, sentivo che il Signore mi chiamava alla vita consacrata, ma spontaneamente mi veniva da chiedermi che avrei potuto sbagliare. Chi mi diceva con certezza che la vita consacrata era quello che davvero Dio voleva da me? E se mi fossi sbagliata, cosa avrei fatto dopo aver lasciato i miei familiari, il lavoro, gli amici e tutto il resto? Ho pregato ancora di più, ho chiesto a Gesù di darmi la forza e la capacità di abbandonarmi senza farmi troppe domande.
Incoraggiata anche dal mio padre spirituale mi sono "buttata" nella certezza che Dio Padre non mi avrebbe fatto mancare niente. Mi sono messa completamente nelle sue mani e dopo aver conosciuto le Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe, ho chiesto un anno di aspettativa dal lavoro per fare una prima esperienza, poi mi sono licenziata per entrare nell'Istituto. Adesso mi rendo conto che quanto ho lasciato, anche con sofferenza, mi viene "restituito" in altro modo e sento che la chiamata alla vita consacrata è una grazia che ho ricevuto, è un dono che il Signore mi ha fatto, del quale posso solo ringraziare e cercare di rispondere con generosità e amore. (Annalisa)
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