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"Ti saluto, o piena di grazia"

Maria Immacolata nel disegno salvifico di Dio

 
 

Il disegno di Dio

   Volendo proseguire nella riflessione sul dogma dell'Immacolata Concezione della Vergine in chiave non separante, ma ecclesiale ed antropologica, come solo può essere letto questo dogma, mi sembra importante approfondire un aspetto particolare a cui già accennavo nell'articolo precedente (Cfr. Milizia Mariana, n.10, 2003, pp. 13-15.). 
   Mi riferisco all'espressione singolare privilegio della definizione dogmatica sull'Immacolata Concezione della Vergine (Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 62 (8 dicembre 1854).), da leggere non come esclusività o eccezionalità (nel senso che escluda il resto dell'umanità o sia da considerare un'eccezione rispetto all'universale salvezza operata da Gesù Cristo), ma alla luce di quella benedizione di Dio per tutti gli uomini enunciata con splendore nel prologo della lettera agli Efesini: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. 
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo,
secondo il beneplacito della sua volontà. 
E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto
»
(Ef 1,3-6).

 
 

Le riflessioni di Giovanni Paolo II

   Si tratta di un piano universale - afferma Giovanni Paolo II, commentando il testo paolino nella sua lettera enciclica su Maria (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris Mater (25 marzo 1987).) - che riguarda tutti gli uomini creati a immagine e somiglianza di Dio, ma che «riserva un posto singolare alla "donna" che è la Madre di Colui, al quale il Padre ha affidato l'opera della salvezza» (RM 7.). Profeticamente adombrata nella promessa ai progenitori (cfr. Gn 3,15) - scrive ancora il Papa - Maria viene definitivamente introdotta nel mistero di Cristo all'annunciazione dell'angelo. Le parole che il messaggero celeste le rivolge: «Ti saluto, o piena di grazia» (Lc 1,28), esprimono la benedizione e l'elezione eterna ed universale di Dio che la raggiunge «in misura speciale ed eccezionale» (RM 8.). Ella sarà poi salutata da Elisabetta come la «benedetta fra le donne» (Lc 1,42). Quel «germe di santità» (Ib.), frutto della grazia dell'elezione dell'uomo da parte di Dio, e che per Lei è la grazia dell'elezione ad essere la stessa Madre del Figlio di Dio, zampilla nella sua anima fin dal primo istante della sua concezione. Fin da quel primo istante - precisa Giovanni Paolo II - «ella appartiene a Cristo, partecipa della grazia salvifica e santificante e di quell'amore che ha il suo inizio nel "Diletto", nel Figlio dell'eterno Padre, che mediante l'incarnazione è divenuto il suo proprio Figlio» (RM 10.). 
   Questa sua prerogativa, lungi dal separarla da noi, la rende «segno immutabile e inviolabile per tutta l'umanità dell'elezione da parte di Dio, di cui parla la lettera paolina» e mostra in maniera esemplare che «questa elezione è più potente di ogni esperienza del male e del peccato, di tutta quella "inimicizia", da cui è segnata la storia dell'uomo. In questa storia Maria rimane un segno di sicura speranza» (RM 11.).

 
 
 

Quel «germe di santità»...

   Alla luce delle riflessioni che ci ha proposto il prezioso documento di Giovanni Paolo II, vogliamo proseguire nella ricerca di quanto ci accomuna a Colei che pure contempliamo come l'Immacolata Concezione.
   Le parole dell'angelo: «Ti saluto, piena di grazia», rivelano a Maria una realtà nascosta nel profondo della sua anima, quella sorgente di grazia che fino a quel momento aveva operato, senza che Lei ne fosse pienamente consapevole, trasformandola intimamente.
   Il saluto dell'angelo, nell'originale greco, suona ancora più forte da questo punto di vista. «Kecharitomene», infatti, non significa esattamente: «piena di grazia». Termine rarissimo nel Nuovo Testamento, potrebbe essere reso più adeguatamente con espressioni quali: «Tu che sei e rimani oggetto del favore (della grazia) di Dio» o anche «Ricolmata di grazia», o meglio ancora, «Trasformata dalla grazia», formule che indicano primariamente un'azione di Dio in suo favore, un dono di grazia di cui Lei è beneficiaria e un cambiamento operato da Dio per mezzo della grazia (Cfr. R. Laurentin, I Vangeli dell'infanzia di Cristo, Edizioni Paoline, pp. 36-37; I. de la Potterie, Maria nel mistero dell'alleanza, Casa editrice Marietti, pp. 47-51.). 
   Questo termine, questo «nome nuovo»(RM 8.) con cui la chiama l'angelo, è la rivelazione a Maria di quella verità che l'autore della lettera agli Efesini mostra essere il progetto universale, la verità che riguarda ogni uomo e donna amati da Dio. Notiamo, infatti, che l'unico testo del Nuovo Testamento in cui ricorre di nuovo il verbo «charitoo», oltre che in Lc 1,28, è proprio la lettera agli Efesini, nel contesto del brano di cui ci stiamo occupando, al versetto 6:
   «...E questo a lode e gloria della sua grazia che ci ha dato (echaritosen emas) nel suo figlio diletto; in lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef 1,6-7).

 
 
 

...che ci accomuna

   La grazia trasformante di cui Maria è fatta oggetto «fin dal primo istante del suo concepimento», liberandola da ogni contagio di colpa e santificandola pienamente, è donata con gratuità ad ogni uomo e donna nel battesimo come «un germe d i santità» o come «una sorgente che zampilla nell'anima... che mediante la grazia vivifica gli eletti» (RM 8.). 
   L'eccezionalità e l'unicità dell'elezione di Maria, legata alla missione che Dio le affida, quella di essere la Madre della stessa Sorgente della grazia, Gesù Cristo; la misura speciale ed eccezionale della benedizione rivolta a Maria e la singolarità di questa benedizione tra tutte le benedizioni, commisurate alla stessa missione, non la separano da noi nella sostanza. La grazia è grazia: per Maria e per noi.
   Quel «germe di santità» è ciò che abbiamo in comune con la Madre di Dio ed è commisurato alla missione che il Padre ci affida. È una sorgente che può diventare in noi fiume di acqua viva, secondo la promessa del Signore (cfr. Gv 7,37-38).
   Questa «Parola» rivolta a Maria e a noi (Kecharitomene - echaritosen), non può che farci vivere di gratitudine. Nell'anima di Maria la grazia viene alla luce e scorre cristallina senza trovare ostacoli, poiché in Lei è il già della salvezza e della redenzione; nella nostra trova l'ostacolo del non ancora del peccato e si inquina. Ma la Sorgente è pura. Il dono di grazia è già anche per noi! I sacramenti della Chiesa ci re-immergono in quel «fonte» dal quale veniamo e che è lo stesso grembo di Dio che ci ama e ci pensa dall'eternità sognando per noi la salvezza.
   Il desiderio di salvezza di Dio è realizzato in pienezza nella Madre di Colui che ne è la sorgente, perché ciascuno possa specchiarsi in questa fonte viva e vedere riflessa la benedizione spirituale, l'elezione che precede la creazione del mondo, la chiamata alla santità e all'amore, la predestinazione ad essere suo figlio adottivo in Cristo, la redenzione e la remissione dei peccati nel sangue di Lui, di cui ogni uomo è destinatario.

 

Anna Maria Calzolaro

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