
Il 90° anniversario della nascita della Milizia dell'Immacolata è un occasione preziosa per riscoprire l'attualità della proposta di Massimiliano Kolbe.
Frate dinamico e intraprendente
90 anni fa, la sera del 16 ottobre, il giovane frate polacco Massimiliano Kolbe, con altri sei confratelli, fondava a Roma la Milizia dell'Immacolata (M.I.), un movimento mariano missionario che, sotto il vessillo dell'Immacolata e la regia del santo di Auschwitz, avrebbe raggiunto in Polonia realizzazioni impensabili: un convento città dell'Immacolata con 800 frati vicino a Varsavia, un impero editoriale di primissimo ordine, con una quantità di stampa, tra quotidiano e mensile, ancor oggi impensabile. Da Varsavia a Nagasaki, in Giappone: anche lì, in piccolo, una realizzazione simile a quella polacca; per i contatti verso l'India, progetti aperti su orizzonti sempre nuovi...
Solo la guerra ha fermato quel frate dinamico e intraprendente, trasformandolo però in un martire d'amore nel campo di concentramento di Auschwitz.
In Italia i primi passi si sono mossi alla fine degli anni Venti: a Roma, ne '27 fu costituita la Sede Primaria, nel '32 fece la comparsa il primo foglietto del "Cavaliere dell'Immacolata" che nelle intenzioni di padre Kolbe doveva essere l'organo ufficiale della M.I. nel nostro Paese. Presso le chiese e i seminari dei frati minori conventuali, confratelli di san Massimiliano, nascevano i primi gruppi dei militi. Nell'anno della beatificazione di padre Kolbe (1971) in Italia erano censite ben 271 sedi.
Tutto e sempre nel nome dell'Immacolata: si parte da lei e si arriva a lei. La premessa è sul frontespizio dello Statuto di fondazione della M.I. :"Ella ti schiaccerà la tua testa" (Gen 3,15). E ancora:"Tu sola hai dissipato le eresie del mondo intero" (dalla liturgia). Una premessa dal deciso valore pragmatico che aveva la forza di una promessa, poi mantenuta. "L'Immacolata, ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere; che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro; che Ella ami Dio con il nostro cuore; che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale"(SK 1210).
Dunque consacrazione illimitata, totale e definitiva: questo era l'ideale di san Massimiliano Kolbe, senza il quale non si può dare un interpretazione all'atto finaledella sua vita. Come l'abbia vissuto, dove l'abbia portato, quale impulso gli abbia dato, questo appartiene alla biografia del santo. Per noi la statura della sua anima e la grandezza della sua santità sono la garanzia più certa della bontà dell'eredità spirituale lasciata proprio nella Milizia dell'Immacolata.
Un valore da riscoprire
Che cosa ne abbiamo fatto noi, nel tempo, di questa eredità preziosa è un interrogativo doveroso al quale non possiamo sottrarci, a meno che non vogliamo fare degli anniversari una parata celebrativa di dubbio significato. Novant'anni per una persona possono essere il traguardo sereno di una vita compiuta. Per un'associazione invece sono la verifica dello stato della sua freschezza e attualità. Freschezza e attualità da leggere nel vissuto di chi ne fa parte.
Nome è presenza sono indicatori di uno stato di forma precario. "Milizia" è termine di altri tempi e culture, comunque inadeguato alla nostra sensibilità. E molti lo fanno notare. Ma non è certamente questo il grande problema della M.I. Ripensando al suo fondatore, uomo coraggioso, dinamico, aperto e proiettato al futuro nei progetti e nelle metodologie, che si poneva l'obiettivo di inserirsi attivamente in ogni attività umana, dall'ambito della formazione dei giovani (scuola e sport), ai mass media, considerati come centro di produzione dell'opinione pubblica, dal mondo dell'arte e della scienza alla cultura...insomma, ripensando al passato non troppo lontano di Kolbe e al presente nostro, ci si rende conto che, al di là della buona volontà, noi abbiamo fatto fatica a capirlo e quindi a seguirlo.
L'anniversario d fondazione non è l'occasione di guardare al passato, ma di progettare al futuro, non la volontà e lo spirito di approfondire, accogliere e valorizzare la preziosa eredità lasciata da san Massimiliano, puntando alla "vera"anima della Milizia e alla sua ragion d'essere, cioè la Vergine Maria e la relazione da vivere con lei. Infatti, lo specifico della M.I. nella visione di padre Kolbe, non è un attività con la relativa organizzazione, ma consiste nel "legame con l'Immacolata" e chiede al milite "una cura tutta particolare per rendere la sua vita sempre più degna dell'attributo di figlio"(SK 1226). Trae motivo dal Vangelo e si muove nel Vangelo, dalle parole estreme di Gesù dalla croce:"Donna , ecco tuo figlio,Figlio, ecco tua madre" (Gv 19,25-27) e dalle ultime dette da Maria Cana:"Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5).
Accogliere Maria nella propria vita, come ha fatto l'apostolo Giovanni, è innanzitutto e soprattutto obbedire al Vangelo, sentirsi destinatari di quel prezioso "dono", che è la Madre, consegnata dalla croce come atto d'amore e avere per certo che quella Madre è in grado di "plasmare in noi un cuore di discepoli capaci di mettersi in ascolto del Figlio" (Giovanni Paolo II). Questo è il progetto M.I. secondo padre Kolbe, che già nel 1940 scriveva:"Nel grembo di Maria l'anima rinasce secondo la forma di Gesù Cristo" (SK 1295).
Una consacrazione viva e operosa
La perfetta e sorprendente sintonia tra passato e presente, tra le intuizioni e i programmi di san Massimiliano e l'orientamento del magistero e della spiritualità mariana, ci aiuta a riscoprire e a vivere la freschezza e la ricchezza della spiritualità proposta da padre Kolbe che solo parzialmente abbiamo conosciuto e apprezzato. Contro ogni tendenza e pregiudizio a ridurre l'amore a Maria a qualcosa di artefatto e mieloso, padre Kolbe ci ha offerto uno stile di consacrazione all'Immacolata continuamente motivato e provocato dalle sfide della vita, capace di rivestirsi di slancio missionario e in seguito di dono totale di sé fino al sacrificio supremo.
Non è certamente quella del linguaggio la questione più urgente e più aperta oggi, anche se non è da sottovalutare. Val la pena ricordare che la Milizia nasce nel periodo della prima guerra mondiale. Il prof.Rumi, ad un congresso dedicato a Massimiliano Kolbe, in merito al problema, poneva questi due imbarazzanti interrogativi:"Abbiamo il diritto di vanificare le forme dell'esperienza religiosa delle generazioni che ci hanno preceduto?Siamo sicuri che quel vissuto sia qualitativamente inferiore al nostro?". Al di là del linguaggio, a noi sta a cuore la qualità della proposta e la metodologia intrapresa per reagire alle sfide del tempo.Siamo coscienti di quanto sia cambiato il modello di vita dal tempo di san Massimiliano al nostro. E' cambiato il modo di vivere la famiglia, il lavoro, la politica: il modo di relazionare tra noi e di stare nella comunità cristiana. E' cambiato anche il modo di vivere la spiritualità. E non sono cambiamenti esteriori, ma profondi e talvolta radicali.
Anche il modo di vivere l'associazionismo nella Chiesa è cambiato e chi non ha usufruito della svolta epocale del Concilio Vaticano II, ha finito con il restare ai margini, evitando di mettere a confronto la propria fisionomia spirituale con l'evoluzione culturale e persino religiosa di questi decenni. Come è avvenuto, appunto, nella Milizia dell'Immacolata.
Oggi si avverte fortemente la necessità di rivestire la proposta di vita di Kolbe dei nostri tratti umani, culturali, ecclesiali. Maria di Nazaret va tolta dalle nicchie della devozione per essere collocata in mezzo alle vicende della nostra vita, tra le nostre case, sulle nostre strade. Non è la testimonianza di Kolbe quindi da mettere sotto accusa, essa rimane cristallina, radicale, totale, abbondantemente fuori portata per le nostre ridotte aspirazioni. La sua efficacia apostolica è stata semplicemente straordinaria e anticipatrice di percorsi ancora oggi non del tutto esauriti, come l'uso intelligente dei mezzi di comunicazione e il coinvolgimento dei laici.
E' il nostro approccio alla sua spiritualità che deve essere rivisitato, perché si rivesta di attualità dinamica, creativa, missionaria. Se la nostra spiritualità mariana ci porterà ad amare e a servire l'uomo, come ha fatto san Massimiliano, ispirandosi a Maria, la sua eredità e il suo carisma non patiranno certamente l'usura dei novant'anni di vita, ma diverranno costantemente lo stimolo per uno slancio avanti.
Padre Egidio Monzani
(Pubblicato su Milizia Mariana, ottobre 2007)